Attività sull’identità e “Mi presento” per la Scuola Media (Secondaria di I Grado)

 

Pubblicato il: 9 Ottobre 2023 | Ultima modifica: 20 Luglio 2026


Come ci si sente durante l’adolescenza? È una domanda semplice solo in apparenza. Questa fase della vita, tanto intensa quanto fragile, è un vero e proprio laboratorio interiore in cui tutto cambia: il corpo si trasforma, la mente si apre a nuove possibilità, le relazioni si moltiplicano e si complicano. In questo tumulto di stimoli e mutamenti, la costruzione dell’identità rappresenta una delle sfide centrali che ogni ragazzo e ragazza è chiamato ad affrontare.

Parlare di identità nell’adolescenza significa osservare da vicino un processo complesso e dinamico, fatto di scelte, dubbi, esperimenti, esplorazioni. È in questi anni che si comincia a prendere distanza dalle figure adulte di riferimento, a cercare la propria autonomia emotiva e intellettuale, e a interrogarsi su chi si è e chi si vuole diventare. Talvolta può essere utile fissare il proprio “ritratto” in un determinato momento – attraverso scrittura, immagini, riflessioni – per ritrovarlo e confrontarlo in futuro, riconoscendo i passaggi, i cambiamenti, le continuità.

La spinta a cercare gratificazioni immediate, tipica dell’adolescenza, si accompagna a una visione del mondo ancora parziale e a una forte intensità emotiva. L’impulsività, le reazioni esagerate, la fatica a valutare le conseguenze sono comportamenti frequenti, legati anche allo sviluppo neurologico: il cervello dell’adolescente è in pieno cambiamento, e questo influenza il modo in cui si vive e si reagisce alle esperienze quotidiane.

A rendere ancora più complesso questo passaggio sono i conflitti interiori, il senso di disorientamento, la scarsa autostima. Le sfide dell’adolescenza non riguardano solo i ragazzi, ma coinvolgono anche gli adulti che li accompagnano – genitori, insegnanti, educatori, allenatori – chiamati a sostenere, comprendere e guidare senza imporre. Perché in fondo, costruire la propria identità nell’adolescenza non è solo un compito individuale, ma una danza continua tra il bisogno di appartenenza e il desiderio di differenziarsi, tra il sentirsi parte e l’affermarsi come unici.

Laboratorio: fasi e materiali

Vediamo ora come strutturare un laboratorio di filosofia sull’identità, pensato per ragazze e ragazzi della scuola secondaria di primo grado. Le attività proposte mirano a stimolare la riflessione personale e il dialogo di gruppo, seguendo una metodologia improntata all’ascolto e al confronto aperto. Per approfondire le modalità di conduzione, si rimanda agli articoli L’insegnante facilitatore e Che cos’è il dialogo socratico.

Fase 1: brainstorming

Il laboratorio si apre con un’attività di contatto con la classe, pensata per aiutare gli studenti a entrare nel momento presente e nel clima riflessivo dell’incontro.
Si può partire da una o più parole evocative, come “Terza media” o “Ultimo anno della scuola media”, e invitare i ragazzi a condividere liberamente i pensieri o le immagini che emergono. È importante chiarire che in questo spazio ogni parola ha valore, e che sospendiamo ogni tipo di giudizio, sia da parte dell’insegnante sia dei compagni.

Successivamente, si raccolgono le parole emerse e si organizza una sintesi ragionata, suddividendole in macro-gruppi tematici. Questo aiuta a visualizzare meglio i diversi ambiti toccati (relazioni, emozioni, aspettative, paure…), facilitando il passaggio alla fase successiva.

Fase 2: lettura di un testo

Si propone ora la lettura di un breve testo narrativo in cui gli studenti possano riconoscere vissuti ed emozioni simili ai propri. Il brano scelto è tratto dall’albo illustrato Vetro di Silvia Vecchini e Cristina Pieropan:

“Questa estate tutti mi hanno detto che sono cresciuta.
Più alta.
Ma non è quello che mi interessa.
Mi dicono che sono cambiata ma che ancora cambierò e che tra poco sarà tutto diverso e anche io.
Mi sento dentro una specie di galleria. So come sono entrata, più o meno.
Non so come uscirò.
Un’amica di mamma dice che questa fase è come nascere una seconda volta.
Lo ha letto in un libro.
Allora, prima che sia davvero tutto diverso, ho pensato che potevo fare una cosa.
Non ho mai scritto una cartolina. Me ne scrivo una dal mare.
Nell’indirizzo metto il mio nome.
Io soltanto so che, una volta arrivata, la metterò via per leggerla tra qualche tempo.
(Due anni? Tre? Cinque? Quanto è lunga la galleria?).
Ho pensato a tutto.
Perché se sarò così diversa, chi sarò?
Meglio scrivere un promemoria di chi sono adesso.
Un elenco in ordine sparso.
Farò presto. Scriverò piccino.
Deve entrarci tutto.”

Fase 3: dialogo

Questa fase si articola in due momenti. Il primo è una riflessione collettiva sul testo letto, utile a far emergere le emozioni e i vissuti della protagonista. Si può costruire insieme una mappa di parole chiave scritte alla lavagna, per esempio cambiamento, diversità, rinascita, sogni, risveglio, desideri, che aiutino a nominare l’esperienza del crescere.

Segue poi un momento individuale, più introspettivo. Consegna ai ragazzi la scheda ‘Mi presento’ (o scheda di riflessione) con queste domande a cui rispondere in silenzio:

Scheda Didattica “Mi Presento” per la Scuola Media (Copia e Stampa)
Quali sensazioni provi pensando al nuovo anno scolastico?
Qual è una cosa che vorresti che tutti a scuola sapessero di te?
Qual è un tuo obiettivo per quest’anno scolastico?

Le risposte verranno raccolte in forma anonima o personale (a seconda della modalità scelta) e utilizzate nella fase successiva.

Fase 4: contenere e conservare

L’ultima fase del laboratorio consiste in alcuni gesti, che aiutino i ragazzi a fermare il momento presente e a immaginarsi già nel futuro: dopo aver chiuso la scheda e averla firmato viene messa in una scatola appositamente preparata dall’insegnante.

La scatola viene poi chiusa e custodita nell’armadio della classe e verrà riaperta a giugno. La scatola ha dunque la duplice funzione di contenere degli stati d’animo magari difficili da gestire in questa fase dell’anno scolastico e allo stesso tempo di custodire sensazioni, desideri e aspirazioni che magari cambieranno o saranno rinforzati dal trascorrere del tempo.

Il laboratorio può rappresentare così una prima tappa di un percorso di educazione all’identità. È possibile prevedere un incontro intermedio a metà anno scolastico, per rileggere insieme parte dei contenuti, e poi un momento conclusivo, al termine dell’anno, in cui aprire la scatola e confrontarsi con ciò che è cambiato e ciò che è rimasto.

Un modo semplice ma potente per accompagnare i ragazzi nella costruzione graduale della propria immagine di sé.

💡 Se insegni alla Scuola Primaria, potrebbe interessarti anche il percorso specifico: Laboratorio sull’Identità per la Scuola Primaria

Libri consigliati

Titolo: Sii te stesso a modo mio
Autori: Matteo Lancini
Editore: Raffaello Cortina
Pagine: 224

Titolo: Vetro
Autori: Vecchini – Pieropan
Editore: Fulmino
Pagine: 44

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