Pubblicato il: 14 Giugno 2014 | Ultima modifica: 18 Agosto 2025
Che cos’è davvero la bellezza? Esiste un criterio oggettivo e universale per stabilire cosa sia bello? Oppure il bello risiede nello sguardo di chi osserva, nei sentimenti che una cosa o una persona riesce a suscitare in noi?
Queste sono state le domande che hanno guidato il caffè filosofico di giugno, un incontro mensile che si svolge al centro di salute mentale e che ogni volta si trasforma in un momento di dialogo vivace, dove ciascuno porta la propria esperienza, le proprie emozioni e i propri dubbi.
L’idea di affrontare questo tema mi è nata mentre ammiravo un paesaggio che mi ha profondamente colpita per i suoi colori e la sua luce. Osservando quella bellezza naturale, ho pensato che anche certi sentimenti possiedono un fascino simile: tra questi, la fiducia. Ne avevamo già parlato in altri incontri, ma stavolta la riflessione si è intrecciata con la ricerca di ciò che consideriamo bello. La fiducia, infatti, crea armonia, serenità interiore e apre la strada ad altre emozioni positive. È, in un certo senso, una generatrice di bellezza.
Come sempre, abbiamo cominciato con una domanda: quali sono i “bei sentimenti”?
- Arianna: “L’amore che diamo e che riceviamo; è un sentimento fondamentale che dobbiamo offrire ma che dobbiamo anche ricevere, altrimenti si esaurisce.”
- Nina: “La comprensione delle persone che vivono accanto a noi.”
- Giulia: “La gratitudine; è bello riconoscere che dobbiamo dire grazie a qualcuno se siamo felici o se abbiamo raggiunto un obiettivo.”
Tutti abbiamo concordato sul fatto che i sentimenti positivi attivano altri pensieri positivi quasi senza accorgercene. E proprio come un bel paesaggio o un’opera d’arte, anche la fiducia o la gratitudine possono renderci più aperti al mondo.
Da qui siamo passati a chiederci: che cos’è il bello? Secondo quali criteri giudichiamo se qualcosa è bello?
- Giovanni: “Per me il criterio fondamentale è l’armonia: tutti gli elementi devono combinarsi tra loro e darmi un senso di tranquillità.”
- Lella: “La perfezione: ogni cosa deve essere ordinata.”
- Gaia: “Attenzione però, se tutto è troppo armonioso rischia di diventare noioso. Bello per me è anche ciò che provoca una frattura, che suscita domande e non ti lascia solo spettatore passivo.”
Il dibattito si è acceso quando abbiamo portato l’esempio del MUSE di Trento, progettato da Renzo Piano: c’è chi lo trova fuori contesto e “stonato” rispetto al paesaggio circostante, e chi invece lo considera bellissimo proprio perché innovativo, con una struttura ispirata al profilo delle montagne e un’idea di museo aperto, dove il visitatore non è semplice osservatore ma parte integrante dell’esperienza.
A questo punto, la riflessione sulla bellezza si è intrecciata di nuovo con quella sulla fiducia. Una frase tratta dal film Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino è risuonata nel gruppo:
“Perché ci tiene così tanto che i soldi siano contati dagli impiegati e non dalle macchinette conta-soldi?” – “Non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini, direttore… il giorno in cui accadrà sarà un giorno sbagliato!”
Questo tema è particolarmente sentito nel contesto della salute mentale: ricostruire la fiducia in sé stessi e negli altri è una delle sfide più grandi e allo stesso tempo più preziose in un percorso di cambiamento. Fin da bambini, la fiducia si forma attraverso le relazioni più vicine, soprattutto con i genitori: ci fidiamo delle loro parole quando ci spiegano il mondo e consegniamo loro emozioni e pensieri perché se ne prendano cura.
La filosofa Michela Marzano, nel libro Avere fiducia, scrive:
“La fiducia è una scommessa, dove ci si assume il rischio della relazione con il proprio simile. Una scommessa in cui si può vincere o perdere, in cui nulla è garantito, ma il cui risultato è sempre un’apertura verso il mondo. Dare fiducia è infatti indispensabile per non restare prigionieri di una solitudine sterile, anche quando l’altro si dimostra non degno della fiducia accordata e la disattende.”
Il gruppo ha condiviso riflessioni personali:
- Maria e Angela: “La fiducia parte da sé stessi: credere nelle proprie capacità e forze è il primo passo. Se abbiamo fiducia in noi, riusciamo anche a trasmetterla agli altri e a riceverla in cambio.”
- Michele: “La fiducia non si dà subito: all’inizio puoi avere fede in ciò che una persona potrebbe fare, ma solo col tempo, se conferma le tue aspettative, puoi darle piena fiducia.”
Abbiamo concluso che la fiducia non è mai qualcosa di scontato: è un percorso lungo, fatto di dialogo, prove ed errori, incontri autentici. È un cammino che permette di scoprire se stessi, i propri limiti e le proprie qualità, e di guardare agli altri con più speranza e stima.
E allora, se la fiducia è una forma di bellezza interiore, possiamo dire che anche il bello non è mai solo estetico, ma sempre legato a ciò che tocca il cuore? Come sempre, ci siamo lasciati con una domanda aperta: può la funzione o il significato di un’opera – o di una relazione – renderla più bella ai nostri occhi?




