Perché occuparsi di accoglienza e ospitalità? Perché dedicare del tempo, ad esempio a scuola, per spiegare cosa significa essere accoglienti nei confronti dell’altro e stimolare l’empatia provando a creare un coinvolgimento attivo di chi la prova che così inizia a riconoscere le emozioni di un’altra persona?

Da tutti i Paesi del mondo, da città o regioni d’Italia sono partiti, nei due secoli passati o anche oggi, alcuni dei suoi abitanti. Ad uno sguardo attento ci si rende conto che non ci sono zone nelle quali non siano giunte persone migranti provenienti da altre parti del mondo e nel XXI secolo il flusso migratorio è continuo e inarrestabile.

Le ragioni di coloro che scelgono di abbandonare la propria terra sono diverse: fuggire da guerre, carestie, calamità o cercare un lavoro migliore.
L’integrazione tra i popoli è una questione prioritaria perché, per favorire il benessere e la convivenza, è necessario iniziare a costruire una nuova società basata sul rispetto reciproco e sull’accoglienza del diverso.

L’argomento è certamente molto dibattuto e la sua complessità richiede un’analisi profonda che preveda una conoscenza del fenomeno facendo riferimento alla cultura classica, alla storia, alla filosofia e alla letteratura.
Per questo motivo verrà trattato in tre articoli e sarà anche un percorso didattico pensato per una classe terza della scuola secondaria di primo grado che si svolgerà a partire dal mese di settembre.
Sarà diviso in tre momenti:

  • in questo primo articolo analizzerò Omero e i due esempi opposti di rapporto con l’ospite, i Feaci e Polifemo, e l’ospitalità nel mondo greco, vista da Platone;
  • seguirà un articolo dove mi focalizzerò sullo stato d’animo di chi è ospitato ed è spesso in una terra straniera per costrizione e sul ruolo svolto da chi ospita;
  • infine per la parte più prettamente pratica racconterò un laboratorio sull’accoglienza che svilupperò utilizzando diverse risorse (racconti, film).

L’importanza dell’ospitalità nel mondo greco

Tra i valori che hanno caratterizzato la cultura classica vi sono l’ospitalità e l’aiuto dell’esule.
Ad esempio nell’Odissea il richiamo al valore dell’ospitalità si ritrova in diversi episodi del viaggio di Ulisse che è accolto in modi totalmente differenti: i Ciclopi, come i Lotofagi, non rispettano l’obbligo dell’ospitalità e si dimostrano primitivi, selvaggi, arrivando ad andare contro gli dei e violando le regole di accoglienza dello straniero.

Polifemo

Omero ricorda con queste parole dette da Odisseo a Polifemo nel Libro XI, il dovere di ospitalità verso lo straniero:

E ora alle tue ginocchia veniamo
supplici, se un dono ospitale ci dessi, o anche altrimenti
ci regalassi qualcosa; questo è norma per gli ospiti.
Rispetta, ottimo, i numi; siamo tuoi supplici.
E Zeus è il vendicatore degli stranieri e dei supplici,
Zeus ospitale, che gli ospiti venerandi accompagna.

Purtroppo per Odisseo e per alcuni suoi compagni, Polifemo, sicuro della sua forza, non teme le ire di Zeus, ma subirà le conseguenze di questo comportamento irrispettoso e di sfida alle divinità. Omero infatti ribadisce che si è reso colpevole di un sacrilegio mangiando gli ospiti nella propria casa e perciò verrà punito.

I Feaci

Molto accoglienti nei confronti di Odisseo sono invece i Feaci che rispettano così le regole fondamentali dell’ospitalità.

La giovane Nausicaa, consapevole che Zeus assegna a ciascuno un destino che l’uomo è costretto a sopportare, rassicura Odisseo dicendogli che gli darà una veste, gli indicherà dove è il castello e si presenta all’ospite per prima pur ignorando le sue generalità.
Nausicaa tranquillizza anche le sue ancelle impaurite alla vista dello straniero e fa notare loro che è un errabondo bisognoso di cure. Aggiunge anche che i mendicanti e gli stranieri sono mandati da Zeus. Chiede alle ancelle che gli venga dato un piccolo dono, del cibo, da bere e l’offerta del bagno nel fiume in una zona riparata. Anche i genitori di Nausicaa si riveleranno rispettosi dell’ospite e daranno un banchetto in suo onore.

Sarà proprio in questa occasione che Odisseo rivelerà la sua identità e dopo aver ascoltato il suo lungo e affascinante racconto i Feaci lo aiuteranno nella prosecuzione del viaggio.

Platone

Oltre ad Omero anche Platone nelle Leggi (Libro XII)si è soffermato a spiegare perché si debbano mantenere buoni rapporti con gli stranieri, gli esuli e i bisognosi:

Dobbiamo considerare che i rapporti con gli stranieri sono sacri al massimo grado; infatti, le offese commesse da uno straniero e quelle commesse nei loro confronti, confrontate con quelle contro un proprio concittadino, potremmo dire che attirano maggiormente la vendetta del dio. E questo perché lo straniero, che è senza amici o parenti, è tanto più oggetto della pietà umana e divina.

Platone rafforza la sacralità del rapporto con lo straniero e ne sottolinea la condizione di solitudine perché privo di amici e parenti in una terra che non è la sua.

È molto interessante inoltre la precisazione di Platone sul trattamento da riservare alle donne portando una certa novità nella società greca: anche alle straniere devono essere riconosciuti gli stessi diritti. Inoltre l’invito di Platone è a considerare che l’accoglienza è simmetrica: il trattamento da riservare allo straniero è lo stesso che ci aspettiamo nel momento in cui anche noi ci allontaniamo dalla nostra patria.

Un invito all’empatia e ad indossare i panni dell’altro.

Nell’articolo successivo verrà approfondito proprio questo aspetto attraverso la filosofia e le testimonianze letterarie di alcuni esuli.

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