Tra gli intellettuali più impegnati, anche politicamente, della nostra epoca si annovera senza dubbio Miguel Benasayag.
Filosofo e psicanalista argentino, ha studiato medicina ed ha militato nella guerriglia guevarista. Per questo suo attivismo fu incarcerato e torturato per anni. Tuttavia grazie alla sua doppia nazionalità franco-argentina e ad un programma particolare per i detenuti francesi riesce ad uscire di galera e, stabilitosi a Parigi, inizia il suo lavoro culturale.
In particolare si occupa del disagio psichico adolescenziale quale sintomo della crisi della cultura occidentale e delle nuove strategie per affrontarlo, del rapporto tra individuo e potere e tra libertà e sistema.

Solo un mondo di desiderio, di pensiero e di creazione è in grado di sviluppare legami e di comporre la vita in modo da produrre qualcosa di diverso dal disastro. La nostra società non fa l’apologia del desiderio, fa piuttosto l’apologia delle voglie, che sono un’ombra impoverita del desiderio, al massimo sono desideri formattati e normalizzati. Come dice Guy Debord: se le persone non trovano quel che desiderano, si accontentano di desiderare quello che trovano.

Come descritto in Contro il niente. L’ABC dell’impegnoil problema principale dell’epoca e della cultura contemporanea è il nichilismo. È necessario tornare alle idee, riscoprire nuove forme di aggregazione politica per poter imparare nuovamente ad interpretare il mondo.

E questo vengono a cercare in analisi: non essere più colpiti da ciò che li circonda, dalle persone più vicine, divenire in un certo senso ancora più egoisti, essere anestetizzati nei confronti del mondo, vivere nell’autismo. La saggezza ha sempre affermato il contrario. Più progredisci in conoscenza, più il mondo ti tocca. 

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