Il tema dell’accoglienza è molto dibattuto e complesso: richiede una conoscenza profonda del fenomeno anche dal punto di vista storico, filosofico e letterario.

Dopo aver analizzato i due esempi opposti di rapporto con l’ospite riportati nell’Odissea, l’ospitalità nel mondo greco (Accoglienza e ospitalità tra filosofia e letteratura) e aver rivolto l’attenzione allo stato d’animo di chi è ospitato ed è spesso in una terra straniera per costrizione (L’esule come incontro con l’altro), ho realizzato un percorso didattico sull’accoglienza con i ragazzi che hanno appena iniziato la classe terza della scuola secondaria di primo grado.

I ragazzi si sono avvicinati al tema attraverso lo studio della geografia che dedica una sezione alla riflessione sulla diversità come caratteristica dell’essere umano.
I popoli della Terra si spostano, vengono a contatto tra loro sviluppando culture diverse. La diversità è una ricchezza: è importante conoscere l’altro, capire ciò che lo rende diverso e rispettarlo.

In questa prima fase del lavoro è stato utile ripercorre brevemente la storia delle colonizzazioni e capire il significato di alcuni termini usati spesso impropriamente o come sinonimi. Anche attraverso la lettura di alcuni documenti ufficiali elaborati dalla Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani i ragazzi hanno imparato a distinguere le diverse tipologie di migranti.

Mani cartina geografica mondo

Laboratorio sull’Isola di Armin Greder

Per la parte laboratoriale abbiamo ascoltato in classe la lettura dell’albo illustrato “L’isola. Una storia di tutti i giorni”.
Armin Greder racconta che l’idea di scrivere questa storia gli venne notando alcuni fatti e atteggiamenti infiltratisi nella società.

In un momento storico così strano e difficile, in cui si ergono muri a difesa da chi scappa da guerra e miseria è dunque più che mai necessario portare l’attenzione sugli integralismi e sul terrorismo psicologico.

Il testo rappresenta in modo simbolico ogni paese che accoglie i migranti, non è un luogo reale. Lo straniero che arriva sull’isola nonostante non sia un personaggio pericoloso e violento subisce discriminazioni, nessuno vuole assumerlo per lavorare, qualcuno propone di sfruttarlo e alla fine viene rinchiuso in una stalla.
Di lui si diffondono velocemente dicerie che alimentano la paura di grandi e piccoli.

Titolo: L’isola. Una storia di tutti i giorni
Autore:  Armin Greder
Editore: Orecchio Acerbo
Anno: 2008
Pagine: 32

Dopo l’ascolto, per favorire la discussione, i ragazzi sono stati divisi in gruppi e ho fornito loro alcune immagini e stralci di testo.
Li ho invitati a interrogare il testo e a formulare insieme tre domande da condividere con gli altri gruppi.

Il focus sulla storia è stato diverso: alcuni si sono concentrati sullo straniero e si sono chiesti chi fosse e da dove venisse, altri sugli abitanti, sul loro atteggiamento di chiusura ed isolamento e hanno immaginato il futuro di queste persone capaci di innalzare delle mura per evitare che qualcuno venga a sapere dell’isola.

In un altro gruppo le domande sono andate oltre la storia e i ragazzi hanno discusso sul significato del termine pregiudizio, chiedendosi ad esempio da dove nasca il pensiero che lo straniero sia necessariamente cattivo e hanno riflettuto sul continuo incitamento all’odio.

La condivisione

Le domande sono state riportate alla lavagna e abbiamo cercato di ricondurle ad un’idea più generale discutendo sul significato delle diverse parole.
In questo modo sono stati individuati i temi che il racconto permette di trattare: la diversità, la tolleranza, l’accettazione, la chiusura, l’altro, lo straniero, la responsabilità, la libertà.

Il film “Quando sei nato non puoi più nasconderti”

A conclusione del lavoro ho proposto la visione di una parte di un film di Marco Tullio Giordana ispirato all’omonimo romanzo di Maria Pace Ottieri.
Anche se secondo la critica nel film vi siano alcuni luoghi comuni e stereotipi, la pellicola è molto forte dal punto di vista espressivo.

Ho fatto la scelta di non mostrare tutto il film ma solo quella parte che a mio parere era funzionale a capire la tragedia dei viaggi sui barconi guidati dagli scafisti e la realtà dei centri di accoglienza.

Il film riflette un atteggiamento diffuso, il pensiero diffidente che una parte della società italiana rivolge a coloro che sono genericamente definiti come migranti clandestini.
Ho chiesto ai ragazzi di scrivere il proseguimento della storia e mi sono resa conto che i loro finali sono molto diversi dal film proprio perché i ragazzi hanno pochi pregiudizi.

Conclusioni

I ragazzi hanno preparato anche un resoconto sul percorso didattico e tra le pagine dei loro temi è stato bello trovare considerazioni che denotano un’apertura e un nuovo punto di vista:

“Dopo queste lezioni non mi sento più di utilizzare il termine diversità se non in modo soggettivo – ha scritto una ragazza – chi è veramente diverso?
Io posso essere uguale a te ma sentirmi comunque diversa e tu puoi essere il mio opposto e io posso considerarmi uguale a te.
Siamo tutti diversamente uguali”.

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