Per esaminare la parola in questione non sarà di supporto il latino o il greco ma l’inglese. In politica, ma non solo si sente spesso parlare di leader.

Il leader non è un semplice capo di partito o di governo, ma è una figura carismatica che, non solo gestisce un apparato specifico, ma suscita nella popolazione sentimenti di affiliazione alla persona stessa più che all’ideologia.
Questo termine, infatti, viene spesso usato per identificare i capi carismatici dei partiti comunisti o socialisti che nel corso della storia recente hanno lasciato un segno indelebile della loro personalità.

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In questo caso il leader del partito si sovrappone al capo di governo e le due figure confluiscono in un’unica persona.
In altre situazioni, specialmente nelle democrazie occidentali, le due figure sono distinte e il capo di governo non è il leader del partito che lo sostiene.
È inevitabile sottolineare il fatto che, sempre più spesso, come anche accaduto in Italia, il leader di un partito politico sia anche il capo del governo. Il leader-capo di governo così gestisce in prima persona i rapporti politici e istituzionali, nonché con l’elettorato e i mass-media.
Sicuramente, sia nel primo caso che nel secondo, il leader è colui che ha indubbie capacità comunicative, specialmente nei confronti dei rapporti con la stampa e di tutte le recenti forme di trasmissione delle informazioni, ma deve anche avere caratteristiche empatiche e di fascino nei confronti dell’elettorato.
Il leader è sicuramente una figura essenziale nel panorama politico mondiale e l’Italia, nella sua storia, non è mai stata immune a questo fascino, per citare Gramsci, dal Cesare dell’antica Roma a quelli contemporanei.

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L’Italia riuscirà mai a vivere la propria esperienza politica senza la presenza del Cesare di turno?

Film consigliato: JFK – Un caso ancora aperto, anno 1991, regista Oliver Stone.

Libro consigliato: Luciano Canfora, Su Gramsci, Roma, 2007

[Tutte le immagini sono tratte da Google Immagini]

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