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Recentemente ho organizzato un laboratorio sulla resilienza a scuola per gli alunni della seconda della scuola secondaria di primo grado, un gruppo classe di 22 ragazzi vivaci e disponibili ad accogliere le mie proposte e mettersi in gioco.
L’arte di adattarsi ai cambiamenti, di riorganizzare la propria vita dinanzi alle difficoltà è un cammino da percorrere, è una capacità che può essere appresa e quindi insegnata anche a scuola.
Ho parlato agli alunni della resilienza spiegando loro che si tratta di una caratteristica che permette di reagire di fronte alla sofferenza, ai momenti difficili che si incontrano durante l’esistenza.
La resilienza infatti, insieme all’autostima è una risorsa fondamentale nella crescita di un individuo e si può stimolare nell’infanzia e nell’adolescenza attraverso il rapporto con l’altro e con l’ambiente. Nell’attività didattica è possibile inserire momenti di riflessione e confronto che arricchiscono i ragazzi e l’insegnante e permettono di migliorare la relazione con se stessi e con gli altri.

Riconoscere le risorse negli altri

La prima parte del laboratorio è stata la visione del film “Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi” di Brad Silberling, che racconta la storia degli orfani Baudelaire, tre fratelli che si trovano a vivere una serie di situazioni complesse alla morte dei loro genitori.
Dopo la visione del film abbiamo fatto insieme una raccolta di informazioni sui tre protagonisti.
Gli alunni hanno notato subito che ognuno dei tre fratelli aveva una caratteristica che gli ha permesso di risolvere una situazione difficile o di pericolo o di essere aiuto agli altri due.
I ragazzi hanno messo in evidenza la solidarietà e l’unione tra i tre fratelli che pur ritrovandosi orfani hanno continuato a sentirsi una famiglia e a trovare un rifugio nello stare  insieme.

Attribuire una risorsa ad un personaggio

Un secondo momento del laboratorio ha visto i ragazzi direttamente protagonisti.
Ho portato in classe, custoditi in una scatola di legno, dei piccoli personaggi: alcuni nanetti, degli animali, degli eroi dei cartoni animati.
Ho consegnato ad ognuno di loro un piccolo personaggio e ho chiesto di dargli un nome, di trovare una caratteristica, una qualità, un talento particolare, di descrivere questa peculiarità, inventare una breve storia e fare un disegno.
Inizialmente, anche se ormai adolescenti, si sono scambiati opinioni sul personaggio che avevano ricevuto, divertiti dall’avere tra le mani un piccolo gioco.
In seguito hanno cominciato a scrivere, aiutati anche dalla musica e da un’atmosfera rilassante e di silenzio.
Ognuno di loro ha iniziato ad osservare il personaggio con più attenzione, a guardarlo da diverse angolazioni e a mettersi in ascolto di ciò che il personaggio “aveva da dirgli” in quel momento.
Ho spiegato loro che in questa situazione non era importante saper disegnare o scrivere bene: senza alcun giudizio da parte mia o dei compagni potevano esprimere ciò che sentivano.

La condivisione del lavoro

Terminato il lavoro ci siamo messi in cerchio e abbiamo condiviso ciò che avevano creato.
I ragazzi, dopo un primo momento di imbarazzo, hanno preso coraggio e cominciato a raccontare le loro storie.
Alcuni hanno presentato personaggi che usano la musica per risolvere le situazioni difficili: suonano la chitarra, una tromba magica, il pianoforte, cantano riuscendo così a liberare la mente e trovare una soluzione al loro problema.
Altri personaggi hanno delle caratteristiche che permettono loro di stare bene e far star bene gli altri: l’autostima e la fiducia in se stessi conquistata gradualmente magari dopo aver vissuto una situazione di disagio per essersi sentiti inadeguati, la libertà e la spensieratezza, l’amore per la natura e la capacità di condividere la bellezza, ad esempio di un fiore, con gli altri, il divertimento semplicemente andando in bicicletta, la tranquillità da trasmettere alle altre persone.
Una ragazza ha inventato un personaggio capace di spostarsi con il pensiero in luoghi lontani per ritrovare una persona cara e un ragazzo ha creato un personaggio con la caratteristica di essere molto attento e capace di trovare posti in cui nascondersi che gli altri non vedono.
Qualcuno ha detto semplicemente che il suo personaggio ha come abilità la capacità di stare immobile. Un ragazzo ha parlato di un omino che preferisce la compagnia dei libri a quella delle persone e che in una situazione di difficoltà sperimenta l’aiuto degli abitanti del nuovo paese in cui si è trasferito…

I ragazzi hanno ascoltato con curiosità e attenzione le storie inventate dai loro compagni, hanno sorriso divertiti per i personaggi dalle caratteristiche più originali e si sono mostrati emotivamente coinvolti nel momento in cui veniva raccontata una storia in cui il personaggio doveva affrontare una difficoltà.

A conclusione del laboratorio ho chiesto loro di dire quale caratteristica tenevano per sé del personaggio che avevano creato e li ho invitati a provare ad usarla nella vita reale in una situazione di difficoltà.
I ragazzi nel laboratorio hanno avuto la possibilità di ascoltare se stessi e di liberare la loro creatività, condividendola con gli altri.

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