Si sente spesso parlare negli ultimi anni in Italia di riformismo. La particolarità di questo termine è che, ultimamente, viene usato indifferentemente per i diversi schieramenti politici. Esso riconduce a quella modalità di azione politica che prevede l’avvio di riforme graduali e lente atte a modificare lo status politico, senza l’utilizzo di sistemi violenti o rivoluzionari o, al contrario, senza l’uso del conservatorismo.

È quindi una formula che si adatta ad uno schieramento politico piuttosto che ad un altro, in un senso quasi rassicurante nei confronti del proprio elettorato

Interessante è la storia di questa parola e di come essa sia andata a modificarsi nel tempo.

riformismo Essa nasce in Inghilterra in un momento di grande fermento democratico per l’allargamento del suffragio universale. Viene in seguito utilizzato in ambito socialista per sottolineare l’importanza di un’azione graduale per il raggiungimento delle rivendicazioni dei lavoratori. Sarà la base del movimento sindacale e politico che abbandona l’idea del superamento del capitalismo per un suo miglioramento attraverso la correzione dei difetti.

La sinistra italiana degli ultimi anni, a partire dalla nascita del Partito Democratico, utilizza spesso per definirsi questo termine, quasi a sottolineare il superamento con l’ideologia del passato. Ma se si ascolta attentamente il dibattito politico italiano, si trova spesso questo termine anche nei discorsi di schieramenti politici lontani da una visione propriamente riformista.

riformismo

Questo termine fa sorgere una domanda: l’utilizzo indifferenziato del termine riformismo, è il sintomo di quello che sosteneva Bobbio per cui, semplificando, in realtà destra e sinistra non esistono?

 

Film consigliato: Baarìa, anno 2009, regista Giuseppe Tornatore

Libro consigliato: Emanuele Macaluso, Comunisti e Riformisti, Milano, 2013

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