Pubblicato il: 2 Giugno 2015 | Ultima modifica: 14 Agosto 2025
Siamo giunti alla seconda tappa del nostro alfabeto della salute mentale, e in questo video vi presentiamo le parole che rappresentano la lettera B: bontà e bellezza.
La parola bontà è stata scelta dalle persone che hanno partecipato al gruppo di discussione filosofica presso il Centro di Salute Mentale di Trento. In questo caso, l’attenzione si è concentrata sul fatto che la bontà non è qualcosa da acquisire, ma una qualità che ciascuno di noi possiede fin dalla nascita, e sta a ognuno decidere se coltivarla o lasciarla sopita. A raccontarci il significato di questa parola è Giuseppe Piccolo, che dopo aver attraversato un lungo periodo di sofferenza psichica svolge da anni il ruolo di UFE (Utente Famigliare Esperto). Grazie alla sua straordinaria tenerezza, Giuseppe accompagna e sostiene chi si trova in un momento di crisi, dimostrando con l’esempio quanto la bontà possa diventare una forza concreta di aiuto e vicinanza.
Accanto alla bontà troviamo la parola bellezza, proposta da Paola Santo, psichiatra presso il Centro di Salute Mentale di Cles. Con questa scelta, Paola vuole sottolineare la bellezza dell’essere umano nella sua interezza, fatta di pregi e difetti. La sua riflessione ci ricorda che, in un percorso di cura, il primo vero “farmaco” non è una pillola, ma la relazione autentica tra chi riceve aiuto e chi si prende cura di lui. La bellezza, quindi, non è solo estetica o apparente, ma si manifesta nei legami, nell’empatia e nell’umanità che riusciamo a condividere con gli altri.
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