Comprendere il disagio adolescenziale per aiutare gli studenti

L’adolescenza rappresenta una fase di profonda transizione e cambiamento, un periodo della vita che, tanto nel passato quanto nel presente, può portare con sé della sofferenza.

Comprendere la sofferenza adolescenziale e il disagio che emerge anche a scuola è il primo passo per poter rispondere in maniera concreta ai bisogni dei ragazzi.

Sebbene il dolore sia una costante di questa età di passaggio, le sue manifestazioni e le cause scatenanti si modificano influenzate dal contesto storico, sociale e culturale in cui i giovani si trovano a crescere.

Oggi assistiamo a una maggiore consapevolezza riguardo al disagio adolescenziale e a un incremento delle risorse dedicate al supporto psicologico. Per affrontare in modo efficace le difficoltà dei ragazzi, è fondamentale non fermarsi alla superficie dei sintomi, ma interrogarsi sulle radici profonde della sofferenza giovanile.

1. Come funziona la mente di un adolescente?

Le neuroscienze dell’adolescenza mostrano come lo sviluppo del cervello adolescente influisca sul comportamento, spiegando molti atteggiamenti percepiti come impulsivi o contraddittori.

Spesso si parla di “ormoni impazziti”, ma queste vulnerabilità neurologiche non spiegano molti aspetti del disagio adolescenziale che gli insegnanti osservano in classe. L’adolescenza non è una fase di immaturità da “sopportare”, ma un periodo di intensa riorganizzazione cerebrale che crea enormi potenzialità e, allo stesso tempo, specifiche vulnerabilità.

1.1 Trasformazioni fisiche: il cervello

Il cervello è una fitta rete di cellule, i neuroni, che comunicano tramite neurotrasmettitori. Durante l’adolescenza, i circuiti cerebrali subiscono profonde trasformazioni.

Lo sviluppo del cervello adolescente influenza direttamente emozioni, motivazione e comportamenti, rendendo i ragazzi più reattivi e sensibili agli stimoli.

1.2 La dopamina

In questa fase dello sviluppo si assiste a un’intensificazione dell’attività dei circuiti che utilizzano la dopamina, il neurotrasmettitore chiave per la motivazione e la ricerca di gratificazione.

Il ruolo della dopamina nel comportamento adolescente evidenzia la tendenza a sentirsi facilmente annoiati e, allo stesso tempo, a ricercare esperienze nuove ed elettrizzanti che generano picchi di piacere, questo perchè il il livello di base della dopamina è più basso rispetto ad altre fasi della vita, ma il suo rilascio in risposta a nuove esperienze è più potente.

1.3 Lo sviluppo del ragionamento

Se il sistema della gratificazione agisce come un potente acceleratore, la corteccia prefrontale adolescente, responsabile del ragionamento e del controllo cognitivo, non è ancora completamente matura.

Questa regione matura più lentamente rispetto al sistema limbico, che governa le emozioni e la ricerca di ricompensa. Questo sfasamento temporale spiega perché, pur essendo spesso consapevoli dei rischi, gli adolescenti diano più importanza ai potenziali benefici immediati di un’azione. 

L’impulso ad agire, guidato dalla dopamina, spesso precede la riflessione. È proprio durante l’adolescenza, però, che le fibre nervose regolative della corteccia prefrontale iniziano a rafforzarsi, sviluppando quella capacità di “fare una pausa” tra il desiderio e l’azione, un processo noto come controllo cognitivo.

1.4 L’iper-razionalità

Un modo di pensare tipico dell’adolescenza è l’iper-razionalità, che spiega perché alcuni rischi del comportamento vengono sottovalutati, nonostante i ragazzi siano consapevoli dei pericoli. Non si tratta di mancanza di logica, ma di un’analisi quasi letterale dei fatti, che si concentra sui dati concreti di una situazione senza coglierne il contesto generale. 

In questo processo di calcolo, i vantaggi di un comportamento vengono amplificati, mentre i potenziali rischi e le conseguenze negative vengono minimizzati. 

La ricerca scientifica ha evidenziato che gli adolescenti sono consapevoli dei pericoli, a volte li sovrastimano persino. Il punto è che, nella loro “equazione” mentale, il peso dell’eccitazione e della gratificazione è molto più alto. L’ago della bilancia pende decisamente a favore del risultato positivo atteso.

1.5 L’intuizione

Con il tempo il cervello passa dall’iper-razionalità a un pensiero globale. Educare all’intuizione e al pensiero globale può aiutare a ridurre il disagio adolescenziale, perché permette ai ragazzi di integrare valori personali e sensazioni profonde nelle loro decisioni.

L’intuizione ci connette ai nostri valori e ci aiuta a valutare una scelta non solo per la sua gratificazione immediata, ma per il suo significato più ampio. 

Il percorso dell’adolescente consiste anche nell’imparare a integrare questi segnali intuitivi nel proprio processo decisionale, bilanciando la potente spinta alla ricompensa con una visione più saggia e completa della realtà.

La relazione è tutto. La relazione è l’unica esperienza che ti può far cambiare idea se stai pensando di suicidarti o se hai deciso di digiunare fino a scomparire o di ritirarti dalla scuola e dalla società. La relazione è tutto quello di cui ha bisogno un bambino, un figlio uno studente e tutto ciò che un adulto dovrebbe offrire quotidianamente ai più giovani oggi più che mai.

Matteo Lancini, Chiamami adulto. Come stare in relazione con gli adolescenti

2. Ansia e depressione: un fenomeno in crescita

Ansia e depressione negli adolescenti sono in crescita e il disagio emotivo anche a scuola è sempre più evidente: stati d’ansia diffusi, che non nascono più soltanto dalla paura di fallire o di non essere all’altezza, ma da un senso di vuoto interiore, di perdita di significato.

Dal 2016 al 2023, le diagnosi di ansia e depressione in adolescenza sono aumentate del 50%.

Questa sofferenza si manifesta spesso attraverso gesti di autolesionismo, scoppi di rabbia o violenza, ma anche in forme più silenziose: tristezza profonda, angoscia, solitudine percepita anche quando si è circondati da altri. Quando le emozioni non vengono comprese né espresse a parole, trovano sfogo nel corpo, trasformandosi in ferite visibili.

In questi casi, emozioni e conflitti non vengono mentalizzati: restano grezzi, non elaborati e diventano azioni anziché pensiero.

2.1 Le radici del disagio

Alla base del vuoto identitario adolescenziale e della sofferenza giovanile troviamo spesso mancanza di prospettive, un senso di smarrimento e difficoltà relazionali con gli adulti. Figure che dovrebbero offrire sicurezza e stabilità, ma che a volte faticano a esserlo davvero. 

La via d’uscita non consiste nel reprimere le emozioni, ma nel simbolizzarle: dare loro un nome, tradurle in parole, condividerle all’interno di legami significativi. Solo così il dolore diventa pensiero e il conflitto occasione di crescita.

2.2 Il rapporto con gli adulti di riferimento

Viviamo in un tempo di grande incertezza e la domanda diventa inevitabile: chi sono oggi i veri punti di riferimento per gli adolescenti?

Spesso gli adulti stessi navigano in un mare di fragilità e questo rende difficile essere il porto sicuro di cui i ragazzi hanno bisogno. Molti adulti sentono il peso di un doppio compito: da una parte coltivare i propri bisogni, dall’altra rispondere al ruolo educativo. Questa tensione può generare insicurezza e impedire un ascolto autentico.

Di fronte a emozioni forti come paura, rabbia o tristezza, alcuni adulti reagiscono con fastidio o rifiuto, anziché con accoglienza. Considerano questi stati d’animo disturbanti, dimenticando che sono segnali vitali della crescita. Il risultato è un adolescente che non si sente riconosciuto nella sua unicità e che si trova spiazzato da reazioni incoerenti o assenti.

2.3 Il ruolo della tecnologia

Smartphone e social media sono spesso citati come causa del disagio giovanile, ma questa spiegazione rischia di essere un alibi. Sono gli stessi adulti, talvolta, a mostrare un uso smodato della tecnologia, sostituendo il silenzio e la riflessione con una continua esposizione pubblica di pensieri ed emozioni.

Accade anche che i genitori condividano momenti privati dei figli sui social, trasformandoli in contenuti visibili a tutti, senza considerare l’impatto che questo può avere sulla loro intimità.

2.4 Le conseguenze sui ragazzi

Comportamenti aggressivi e autolesionismo negli adolescenti a scuola sono segnali di sofferenza non ascoltata. In molti casi i ragazzi si fanno carico delle fragilità dei genitori stessi, rinunciando ai propri spazi di autenticità e costruendo dentro di sé un vuoto difficile da colmare.

Anche la famiglia, un tempo luogo di orientamento stabile, oggi appare più fragile: capita che ai figli vengano promessi ascolto e comprensione nell’infanzia, per poi trovarsi di fronte a regole rigide e improvvise durante l’adolescenza, con effetti di confusione e smarrimento.

3. Il compito dell’adulto oggi

Non servono adulti perfetti, ma adulti consapevoli delle proprie fragilità.

Il primo passo è legittimare le emozioni dei ragazzi, senza giudicarle né censurarle solo perché ci mettono a disagio. Dare parole agli stati d’animo è fondamentale: quando le emozioni non trovano voce, diventano azioni.
Il vero obiettivo è che i giovani non si sentano soli e possano vedere negli adulti una guida, non un ostacolo.

Crescere non significa imparare a fare tutto da sé, ma scoprire la forza delle relazioni: l’interdipendenza, la capacità di chiedere e dare aiuto, la fiducia in legami che sostengono e orientano verso il futuro.

Nuovo webinar – 4 ottobre 15.00/17.00

Ripensare l’orientamento a scuola

Strumenti filosofici e attività pratiche per docenti della scuola secondaria di I° grado, per guidare i ragazzi nelle scelte.

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