Pubblicato il: 18 Marzo 2018 | Ultima modifica: 11 Agosto 2025
Gli insegnanti, oggi più di ieri, sono chiamati a rispondere a molteplici richieste e gestire livelli di complessità sempre crescenti.
Principalmente complessità relazionali che richiedono una notevole dose di energie da utilizzare su livelli molto diversi: alunni, famiglie, colleghi, personale ATA, educatori, dirigenza scolastica.
Si assiste a cambiamenti spesso troppo repentini nella società in cui viviamo e in cui vivono i nostri ragazzi che negli anni presentano bisogni nuovi e problematiche diverse. L’esperienza della pandemia ha ulteriormente accelerato questi cambiamenti, introducendo nuove sfide: la gestione dell’alternanza tra didattica in presenza e a distanza ha evidenziato fragilità relazionali prima meno visibili e ha amplificato problematiche legate all’ansia, all’isolamento sociale e alle difficoltà di concentrazione.

I ragazzi trascorrono la maggior parte del loro tempo a scuola e si trovano a far fronte alle richieste e alle complessità dell’impegno scolastico. Spesso si trovano in difficoltà, sia per i problemi connessi all’apprendimento, sia per i bassi livelli di motivazione. A queste difficoltà tradizionali si sono aggiunte nuove problematiche legate all’uso intensivo delle tecnologie digitali: fenomeni di cyberbullismo, dipendenza da dispositivi, difficoltà nella gestione del tempo e delle relazioni interpersonali dirette.
L’insuccesso talvolta degenera nel fenomeno della dispersione scolastica e dell’abbandono precoce degli studi, fenomeno che negli ultimi anni ha assunto nuove forme, compresa la “dispersione implicita” di studenti formalmente presenti ma emotivamente disconnessi.
La scuola, che dovrebbe essere una fonte di riferimento esistenziale per gli adolescenti, fatica a tener conto delle differenze individuali e non sempre riesce a rispondere alle attese degli studenti e dei genitori. Oggi più che mai è necessario considerare la diversità come ricchezza: studenti con bisogni educativi speciali, disturbi specifici dell’apprendimento, background culturali differenti, questioni legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale richiedono approcci personalizzati e inclusivi.
Utilizzo del counseling in ambito scolastico
Il counseling scolastico si colloca in una visione della scuola come agenzia educativa che si occupa della crescita complessiva della personalità degli allievi promuovendo il benessere e prevenendo il disagio. Affinché si ottengano dei risultati positivi nel processo di insegnamento/apprendimento è necessaria una comunicazione efficace e la capacità di gestire le dinamiche relazionali.
Il counseling scolastico ha l’obiettivo di migliorare le relazioni con gli alunni, con i genitori e con i colleghi attraverso strategie basate soprattutto sull’ascolto attivo, la comprensione, l’empatia, l’accettazione dell’altro. In questo modo è possibile rendere ogni studente protagonista del processo formativo, stimolandolo in modo da poter “imparare a imparare” e facilitandolo nell’acquisizione dell’autonomia.
Particolare attenzione deve essere dedicata al benessere emotivo e alla salute mentale degli studenti. L’aumento dei disturbi d’ansia e delle problematiche depressive in età adolescenziale richiede una maggiore sensibilità da parte del corpo docente nel riconoscere i segnali di disagio e nell’attivare tempestivamente le risorse di supporto appropriate.
Tipologie di counseling scolastico
Esistono due tipi di counseling scolastico:
1. Counseling di primo livello
Applica i principi del counseling come base per instaurare un piano comunicativo-relazionale efficace nelle dinamiche di insegnamento/apprendimento e riguarda le acquisizioni e le competenze degli insegnanti e degli operatori all’interno della scuola.
Questo livello include oggi anche la formazione su competenze digitali per la comunicazione, la gestione delle dinamiche online e l’educazione all’uso consapevole delle tecnologie.
2. Counseling di secondo livello o specialistico
È un intervento specializzato realizzato da un counselor professionale. È una realtà ormai presente in molte scuole anche in Italia: è uno spazio di ascolto che può essere rivolto non solo agli alunni ma a tutto il personale della scuola ed esteso anche ai genitori. Ha lo scopo di fornire un sostegno per prevenire e gestire eventuali difficoltà scolastiche.
Si tratta di un contenitore dove esprimere quelle emozioni, ansie e paure che influenzano negativamente la quotidianità attraverso il confronto, l’auto-narrazione e l’ascolto con il fine di migliorare le capacità relazionali e accompagnare e sostenere i docenti nella relazione con i ragazzi e i genitori in situazioni di difficoltà.
Questo livello prevede anche un coordinamento strutturato con altre figure professionali: psicologi scolastici, pedagogisti, assistenti sociali, operatori dei servizi territoriali, per garantire un approccio integrato e multidisciplinare al benessere degli studenti.
Abilità di counseling per gli insegnanti
Si tratta del counseling applicato all’insegnamento che prevede per gli insegnanti una formazione specifica che li prepari, anche attraverso un percorso di crescita e di approfondimento sul Sé personale, ad ampliare le conoscenze nel campo della comunicazione e li aiuti nella gestione delle proprie emozioni nella relazione con gli alunni.
La comunicazione, nella sua articolazione verbale e non verbale, è infatti fondamentale nella relazione educativa. Oggi questa competenza deve estendersi anche alla comunicazione digitale: saper utilizzare efficacemente piattaforme online, gestire la comunicazione asincrona, riconoscere i segnali di disagio anche attraverso gli strumenti tecnologici.
La conoscenza degli elementi costitutivi della comunicazione è indispensabile per la qualità dell’intervento educativo attuato. L’utilizzo di una comunicazione efficace migliora la relazione tra alunni e insegnanti e la classe si trasforma in un luogo in cui c’è una maggiore attenzione al clima che si crea durante le lezioni e dove anche piccoli gesti possono modificare lo stato d’animo degli alunni e far diventare l’aula uno spazio di crescita.
L’insegnante che utilizza le abilità di counseling ha una serie di strumenti che lo aiuteranno nell’obiettivo di far diventare gli alunni un vero gruppo classe attraverso la condivisione dei vissuti e l’attenzione all’ascolto profondo dell’altro. Questo è particolarmente importante dopo l’esperienza della pandemia, che ha interrotto molte dinamiche relazionali consolidate e richiede un lavoro specifico di ricostruzione del tessuto sociale della classe.
Nel momento in cui l’insegnante-counselor è capace di creare un’alleanza con i ragazzi, questi possono esprimersi liberamente conservando comunque il rispetto dei ruoli e delle regole di comportamento. Le difficoltà e i conflitti vengono affrontati apertamente e il ruolo dell’insegnante è anche quello di gestire efficacemente le diverse situazioni con una particolare attenzione agli alunni più fragili e a quelli che presentano bisogni educativi speciali.
L’insegnante che utilizza questa modalità operativa conserva comunque il ruolo di guida capace di organizzare il lavoro e distribuire i compiti in modo chiaro mantenendo la giusta distanza che gli permette di avere autorevolezza tra i suoi allievi.
È importante che l’insegnante sviluppi competenze di riconoscimento precoce dei segnali di disagio psicologico, sapendo quando e come attivare la rete di supporto specialistico. La formazione continua su questi temi diventa fondamentale per tutti i docenti.
L’insegnante tuttavia non deve perdere di vista l’obiettivo della formazione culturale: lasciare da parte i contenuti dei programmi per dedicarsi esclusivamente a cogliere il disagio esistenziale degli alunni potrebbe generare confusione e in alcuni casi il rischio per il docente di sostituirsi al genitore o allo specialista.
Ciò che dovrebbe animare ogni insegnante è l’amore per il sapere ed è questo che dovrebbe trasmettere ai suoi alunni, creando un ambiente di apprendimento sereno, inclusivo e attento ai bisogni di ciascuno.




