Pubblicato il: 21 Aprile 2020 | Ultima modifica: 8 Agosto 2025
“L’uomo è condannato a essere libero.” – Jean-Paul Sartre
Viviamo in un’epoca segnata da crisi globali, instabilità politica, trasformazioni tecnologiche rapide e profonde disuguaglianze. In un contesto così mutevole, le domande che animavano l’esistenzialismo nel Novecento suonano oggi più urgenti che mai:
- Che senso ha la nostra vita?
- Come possiamo fare scelte autentiche in un mondo frammentato?
- Quale responsabilità abbiamo verso gli altri?
Che cos’è l’esistenzialismo
Il termine esistenzialismo indica correnti filosofiche diverse, ma accomunate dall’attenzione alla condizione dell’uomo moderno. In Europa ha trovato la sua massima espressione nel secondo dopoguerra, in un clima di disillusione profonda: la vita è attraversata da situazioni-limite, e l’uomo, essere finito, è consapevole della propria morte.
I filosofi esistenzialisti richiamano ciascuno alla responsabilità radicale verso se stessi, l’umanità e la storia. Il punto di partenza è sempre la situazione concreta del singolo: ognuno stabilisce un rapporto unico con il mondo, con gli altri o con un Assoluto divino.
Kierkegaard: singolarità, possibilità, scelta, angoscia
All’origine del movimento troviamo Søren Kierkegaard, che ha indagato con intensità i concetti di singolarità, possibilità, scelta e angoscia. Per lui esistere significa essere coinvolti in prima persona: chi pensa non è separato dal proprio pensiero, ma ne è parte.
La sua riflessione ha influenzato anche la fenomenologia di Husserl, da cui l’esistenzialismo eredita l’attenzione a descrivere in modo oggettivo le strutture invariabili dell’esistenza e la sua apertura al mondo.
L’esistenzialismo nella letteratura
Fin dall’inizio, l’esistenzialismo si è intrecciato con la narrativa di autori come Dostoevskij, Kafka, Sartre, Simone de Beauvoir e Camus. Nei loro romanzi emerge la problematicità della vita: vicende dolorose, incerte, ambigue, in cui l’esistenza appare assurda, precaria, tormentata.
Sartre e La Nausea
Sartre elabora il suo pensiero negli anni ’40, dopo la Seconda guerra mondiale. La parola chiave è esistenza, diversa dal semplice esistere: l’uomo è l’unico essere consapevole della propria condizione.
“Io sono condannato a esistere per sempre al di là della mia essenza, al di là dei moventi e dei motivi del mio atto: io sono condannato a essere libero”.
L’essere e il nulla
Nel romanzo La Nausea (1938), il protagonista Roquentin sperimenta l’incapacità di progettare un futuro e l’imprigionamento in un presente vischioso e assurdo. Questa presa di coscienza provoca un disgusto esistenziale:
“tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso. E quando vi capita di rendervene conto, vi si rivolta lo stomaco e tutto si mette a fluttuare…: ecco la nausea”
Eppure, nella parte finale, Roquentin trova una possibilità di salvezza attraverso l’arte e l’immaginazione: nella bellezza della musica, intravede una gioia sottile, un senso che, pur essendo individuale, può dare direzione alla propria esistenza.
💡Riflessione per oggi
La “nausea” di Sartre può essere riletta nel 2025 come quella sensazione di vuoto e alienazione che molti sperimentano di fronte all’eccesso di informazioni, alla pressione di apparire online, alla mancanza di legami profondi. La via estetica proposta da Sartre può ispirarci a cercare spazi creativi e significativi anche nella vita iperconnessa.
L’esistenzialismo nella letteratura
Salvatore Satta, con il suo capolavoro postumo Il Giorno del Giudizio (1977), rappresenta un esistenzialismo letterario radicato nella storia e nei luoghi di Nuoro. Il romanzo è una riflessione sul senso della vita e della morte, dove il cimitero diventa il vero centro narrativo.
Tutti si rivolgono a me, tutti vogliono deporre nelle mie mani il fardello della loro vita, la storia senza storia del loro essere stati. […] E forse mentre penso la loro vita, perché scrivo la loro vita, mi sentono come un ridicolo dio che li ha chiamati a raccolta nel giorno del giudizio per liberarli in eterno dalla loro memoria.
Per Satta, lo scrivere è liberare gli altri dalla memoria e dalla colpa di essere stati vivi. La sua visione, influenzata anche da Dostoevskij, si avvicina a quella di Lévinas, per cui l’Altro è un soggetto autonomo che ci interpella eticamente.
Perché l’esistenzialismo ci parla ancora
L’esistenzialismo, ieri come oggi, ci invita a:
- Prendere sul serio la nostra libertà: le scelte contano, anche quando il mondo sembra privo di senso.
- Affrontare l’angoscia come occasione di consapevolezza: riconoscere i limiti e decidere come vivere.
- Trovare significato nelle relazioni e nell’arte: vie per dare forma a un’esistenza che non ha un fondamento oggettivo.
📌 Attività e spunti per la classe o la lettura personale
Confronto tra epoche: quali analogie vedi tra il dopoguerra e il mondo di oggi?
Risonanze personali: ti è mai capitato di provare una “nausea” simile a quella descritta da Sartre?
Attività espressiva: crea un testo, un disegno, una playlist o una fotografia che per te rappresenti un senso possibile.




