Pubblicato il: 2 Dicembre 2014 | Ultima modifica: 15 Agosto 2025
È autunno.
La nebbia avvolge le strade e la pioggia cade lenta, scandendo il ritmo della città. Chi lavora o frequenta un centro di salute mentale sa bene che non si tratta solo di un meteo grigio: il freddo, la mancanza di luce, le giornate corte influenzano profondamente l’umore, soprattutto di chi convive con un disturbo psichico.
Oggi il tema del nostro laboratorio sembra sfidare queste condizioni. Oggi parleremo di felicità nella vita quotidiana. A prima vista, potrebbe sembrare fuori luogo. Forse qualcuno, per un attimo, teme che il laboratorio fallisca. Ma il gruppo è ormai consolidato, arricchito da nuovi volti curiosi e desiderosi di partecipare. Così ci prepariamo a partire per un piccolo viaggio: scoprire dove abita la felicità, o almeno intravedere le tracce del suo passaggio.
Pensiamo agli antichi Greci: termini come felicità e vita virtuosa occupavano le loro giornate di riflessione. La ricerca della vita migliore li portava a ragionare su virtù, libertà, piacere e amicizia. Oggi, spesso, immaginiamo la felicità come una meta lontana, riservata a pochi privilegiati, un traguardo da raggiungere dopo un percorso tortuoso pieno di “ma” e “però”.

Per iniziare, propongo un esercizio semplice ma potente: immaginare cosa faremmo se avessimo un milione di euro.
“Investirei in titoli, andrei a mangiare sempre in ristoranti di lusso e rifarei il guardaroba.”
“Vivrei in un albergo con la spa, insieme a persone della mia età e della mia stessa condizione.”
“Andrei negli Stati Uniti; quello che resta lo darei a mia figlia.”
“Ristrutturerei la mia casa esattamente come desidero e farei beneficenza.”
“Creerei una fondazione per finanziare la ricerca sull’emergenza ecologica.”
Poi arriva la sfida: la versione low cost. Come possiamo vivere esperienze simili con le risorse che abbiamo oggi?
“Terrei i soldi in banca; mi comprerei del cibo buono da cucinare a casa e curerei i vestiti che ho già.”
“Vivrei nella giungla, libera dal pensiero dei soldi.”
“Andrei un week-end a Roma; il resto lo darei comunque a mia figlia.”
“Ristrutturerei una parte di casa il più possibile simile a come vorrei, e farei beneficenza.”
“Cercherei di educare e sensibilizzare le mie figlie a questi temi.”
All’improvviso, tutto appare chiaro: la felicità non è rimandabile. Non si trova nel “se avessi” o “se fossi”, ma qui, ora. Epicuro sosteneva che tutti noi possiamo vivere felicemente, evitando il male e coltivando il piacere, non inteso come edonismo, ma come gioia dello stare insieme agli amici e apprezzare le cose semplici.
Quando la felicità viene legata alla ricchezza, però, la paura e l’ansia prendono il sopravvento. Invece di fare ciò che ci rende felici, ci preoccupiamo soltanto di proteggere ciò da cui abbiamo fatto dipendere la nostra gioia.
Fuori, la pioggia continua a cadere.
Ma qui dentro, tra parole e riflessioni, è spuntato il sole.




