Pubblicato il: 4 Luglio 2014 | Ultima modifica: 18 Agosto 2025
Il primo giovedì di ogni mese, negli spazi del centro di salute mentale, ci ritroviamo attorno a un tavolo per il nostro appuntamento fisso: il caffè filosofico. È un momento che tutti attendiamo con curiosità e un pizzico di allegria, perché sappiamo che ci aspetta una conversazione intensa, vivace e allo stesso tempo accogliente, dove ognuno può portare la propria esperienza e il proprio punto di vista.
In questo incontro il tema che ha guidato la discussione è stato la giustizia. L’idea di affrontare questo argomento nasce da una constatazione: negli ultimi anni questa parola sembra essere sempre più spesso caricata di un significato negativo o addirittura violento. Espressioni come “Bisogna fare giustizia!”, “La giustizia in Italia non esiste”, “La giustizia si è accanita su un povero innocente” mostrano come la giustizia venga percepita non come un ideale neutro e condiviso, ma come uno strumento di parte, buono o cattivo a seconda dei casi.
Questa distorsione ha portato a confondere la giustizia con due concetti che dovrebbero solo ispirarsi ad essa: la legge e la magistratura. In realtà, la giustizia non coincide con queste istituzioni: ne rappresenta il principio guida e il fine ultimo. Come ricorda il vocabolario Treccani, la giustizia è “virtù eminentemente sociale che consiste nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge”. Non a caso è considerata una delle quattro virtù cardinali, insieme a prudenza, fortezza e temperanza.
A partire da questa definizione, ci siamo chiesti: chi è davvero una persona giusta? Quali esempi concreti ci vengono in mente?
- Claudio: “Per me Gandhi è un uomo giusto, perché ha lottato per l’uguaglianza tra i popoli e si è sacrificato per gli altri.”
- Cinzia: “Io penso subito a Falcone e Borsellino!”
- Giovanni: “Io credo che la giustizia umana non esista davvero. Esiste solo quella divina, perché nel mondo vediamo troppe ingiustizie: chi commette un reato spesso non viene punito, e appena può l’uomo ti frega.”
- Laura: “Per me una persona giusta è quella che non agisce d’impulso per farsi giustizia da sé, ma prima riflette bene su ciò che deve fare, ragiona, non segue solo la prima reazione.”
Dal confronto sono emerse due visioni differenti:
- per alcuni la giustizia è un sistema di regole imposto dall’alto, necessario per garantire i diritti di tutti;
- per altri è un valore che ciascuno sente dentro di sé, una bussola morale che orienta le scelte e i comportamenti.
Questa seconda prospettiva apre una domanda più ampia: la giustizia è universale oppure relativa alle culture e ai contesti storici? Ciò che per noi, in Occidente, è giusto, potrebbe essere percepito come profondamente ingiusto in altre culture, come per esempio in quella islamica.
Come sempre, il nostro caffè filosofico non si chiude con una risposta definitiva, ma con una nuova domanda, da portare a casa e su cui continuare a riflettere in privato:
qual è il vero fine che la giustizia dovrebbe perseguire?




