Pubblicato il: 16 Aprile 2025 | Ultima modifica: 24 Marzo 2026
Cosa significa ascoltare davvero? Nella vita scolastica questa domanda non è affatto banale, spesso parliamo di “ascolto” dando per scontato che tutti lo sappiano praticare, ma chi lavora in classe sa bene quanto, già nei primi anni della scuola primaria, sia importante insegnare a bambini e bambine non solo a parlare, ma anche ad ascoltare.
L’ascolto attivo, in particolare, è una competenza relazionale che merita attenzione. A differenza dell’ascolto passivo, che si limita a ricevere informazioni in modo superficiale o distratto, l’ascolto attivo richiede presenza, consapevolezza, empatia. È un’abilità che si può insegnare, coltivare e allenare, anche in aula, con strumenti semplici e attività mirate.
Che cos’è l’ascolto attivo
Con l’espressione ‘ascolto attivo’ si intende una forma di ascolto partecipe, che coinvolge l’intera persona: mente, corpo ed emozioni. Chi ascolta attivamente non si limita a sentire ciò che l’altro dice, ma cerca di capirlo, dimostrando attenzione sincera, sospendendo il giudizio e restituendo all’interlocutore segnali di comprensione.
In ambito educativo, questa pratica si rivela particolarmente preziosa, perché favorisce un clima di fiducia, migliora la comunicazione tra pari, con l’insegnante e contribuisce allo sviluppo dell’empatia e dell’intelligenza emotiva.
La teorizzazione dell’ascolto attivo risale agli anni ’50, con il lavoro dello psicologo umanista Carl Rogers, che lo mise al centro della relazione d’aiuto. Successivamente il suo allievo Thomas Gordon applicò questi principi alla comunicazione sia tra genitori e figli sia in contesto scolastico, dando origine al metodo dell’insegnante efficace. Rogers definiva l’ascolto attivo come la capacità di “entrare nel mondo dell’altro, come se fosse il proprio, senza mai perderne il come se”, sottolineando l’importanza dell’empatia e della sospensione del giudizio.
Se ci pensiamo bene, però, il valore dell’ascolto come pratica relazionale è ben più antico. Nella filosofia greca, ad esempio, Socrate faceva dell’ascolto la base del dialogo: il suo metodo maieutico partiva sempre da domande che costringevano l’interlocutore a fermarsi, pensare, rispondere con cura. Non c’era un sapere da trasmettere, ma da cercare insieme e questo era possibile solo se ciascuno era disposto ad ascoltare profondamente l’altro. Per Socrate la parola aveva senso solo dentro una relazione viva e l’ascolto ne era il presupposto.
Anche Martin Buber, filosofo del Novecento, ha messo l’accento sull’importanza dell’ascolto nella costruzione della relazione autentica. La sua distinzione tra rapporto Io-Tu e Io-Esso ci ricorda che ascoltare davvero un’altra persona significa riconoscerla come un “Tu”, un essere umano con una voce e una dignità proprie – non un oggetto, non un destinatario da convincere o istruire. Ecco perché l’ascolto attivo non è solo uno strumento didattico, ma una vera e propria pratica etica.
Perché è importante l’ascolto attivo
Insegnare l’ascolto attivo ai bambini è un’opportunità formativa, ma anche un’occasione per coltivare relazioni più autentiche. In classe l’ascolto attivo si traduce in piccoli gesti: guardare negli occhi chi parla, aspettare il proprio turno, non interrompere, provare a riformulare ciò che si è appena sentito, chiedere chiarimenti se qualcosa non è chiaro. Ma tutto questo non può essere lasciato al caso: va insegnato esplicitamente, reso oggetto di gioco, di riflessione, di esercizio.
Non si tratta solo di rispettare delle regole di buona educazione, l’ascolto attivo permette ai bambini di sentire che la propria voce ha valore e, allo stesso tempo, li educa a riconoscere la voce degli altri come importante. In una società in cui si tende a parlare più che ad ascoltare, questo rappresenta un passo fondamentale verso una cittadinanza più consapevole.
Come allenare l’ascolto attivo a scuola
1. Dai il buon esempio
Ogni giorno in classe l’insegnante è il primo modello di ascolto, se accogliamo le parole dei bambini con attenzione sincera, se restituiamo con calma ciò che abbiamo capito, se mostriamo di prenderli sul serio, loro impareranno a fare lo stesso. L’ascolto attivo si trasmette anche (e soprattutto) attraverso il comportamento.
2. Crea momenti strutturati di ascolto
Ritaglia all’interno della giornata scolastica degli spazi dedicati, in cui i bambini possano raccontare, confrontarsi e ascoltarsi a vicenda. Il circle time è una forma semplice ed efficace per farlo. Un oggetto simbolico può segnare il turno di parola, mentre chi ascolta ha il compito di ripetere, in sintesi, ciò che ha sentito. È un esercizio che aiuta a restare presenti, a non distrarsi e ad attivare una comprensione profonda.
3. Organizza un “Ascolto a catena”
In cerchio un bambino racconta una breve storia personale o inventata (può durare circa un minuto). Il compagno accanto dovrà poi ripetere il racconto, aggiungendo un dettaglio che ha colto con attenzione e così via fino a chiudere il cerchio.
Ogni partecipante ha il compito di ascoltare con cura chi lo precede, per non perdere il filo del racconto e arricchirlo con elementi nuovi ma coerenti. È un esercizio semplice ma efficace, che rende visibile il potere dell’ascolto: i bambini capiscono che ascoltare davvero significa non solo sentire, ma accogliere e rielaborare ciò che l’altro dice. Dopo il gioco si può riflettere insieme: cosa ha aiutato a ricordare meglio? Quando vi siete sentiti ascoltati? In quali momenti, invece, è stato più difficile?
4. Usa storie, canzoni e materiali audio come allenamento
L’ascolto non riguarda solo le conversazioni tra persone ma può essere allenato anche attraverso attività più creative. Ascoltare una fiaba, una canzone o un breve podcast, per poi rielaborare ciò che si è capito con un disegno, una mappa, una drammatizzazione, permette di attivare attenzione e memoria.
Dopo l’ascolto si possono porre domande che stimolino l’interpretazione emotiva: “Secondo voi, come si sentiva il personaggio?”, “Cosa avreste fatto al suo posto?”. Sono attività che intrecciano comprensione del testo, empatia e pensiero critico
5. Esercizio “Ascolto filosofico a due voci”
Dividi la classe in coppie, a turno un alunno parla per due minuti su un tema proposto. Durante questo tempo il compagno ha un solo compito: ascoltare in silenzio, senza interrompere, fare domande o giudicare. Al termine chi ha ascoltato dovrà riformulare ciò che ha capito, cercando di restituire non solo i contenuti ma anche il tono, le emozioni, le sfumature. A questo punto, si invertono i ruoli.
Segue una fase di confronto in plenaria: è stato facile ascoltare senza parlare? Ci si è sentiti compresi nella riformulazione? Che cosa si è imparato ascoltando davvero?
Questo esercizio, ispirato all’approccio umanistico di Carl Rogers e alle pratiche dialogiche socratiche, sviluppa la capacità di ascolto attento e sospensione del giudizio, allenando al tempo stesso empatia, chiarezza espressiva e pensiero riflessivo.
Un cambiamento culturale che parte dall’aula
Educare all’ascolto attivo non significa solo migliorare il comportamento degli alunni o rendere la classe più gestibile. Significa contribuire alla costruzione di una comunità educativa più umana e consapevole, in cui ogni bambino si senta riconosciuto e valorizzato.
Anche se a volte ci sembra difficile “farsi ascoltare”, spesso la chiave è proprio quella di mettersi per primi in ascolto. Con pazienza, costanza e piccoli strumenti quotidiani, possiamo aiutare bambini e ragazzi a scoprire quanto sia potente e trasformativo saper davvero ascoltare.
Se in classe fai fatica a farti ascoltare
Anche quando proponiamo attività e momenti di confronto, non è sempre facile creare un vero clima di ascolto in classe. Spesso emergono interruzioni, difficoltà a rispettare il turno di parola o a mettersi davvero nei panni degli altri.
Raccontami che classe hai e cosa sta succedendo: ti aiuto a capire come lavorare sull’ascolto in modo più efficace. ⭢ SCRIVIMI QUI
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