Laboratorio sull’amicizia per la scuola primaria

 

Pubblicato il: 9 Novembre 2017 | Ultima modifica: 11 Agosto 2025


Il laboratorio sull’amicizia per la scuola primaria è un’esperienza educativa e relazionale che offre ai bambini l’opportunità di conoscersi meglio, riflettere sul significato delle relazioni e dare un nome alle proprie emozioni. In ogni classe, l’amicizia è un filo invisibile che unisce alunni con caratteri, storie e vissuti diversi. È un legame che consola, sostiene e fa crescere, ma che è anche un terreno di prova, dove si imparano il rispetto, il perdono e la gestione delle differenze.

Per questo ho voluto dedicare un percorso filosofico proprio a questo tema, rivolto in particolare ai bambini di quarta e quinta primaria. La scelta della metodologia filosofica nasce dall’idea che la scuola debba essere anche un luogo in cui allenare il pensiero riflessivo, il dialogo e la consapevolezza emotiva. La filosofia, in questo contesto, non è materia teorica o astratta: è una pratica viva, in cui i bambini imparano a interrogarsi, a mettere in discussione le proprie certezze e a comprendere il valore dell’ascolto reciproco.

corda a forma di cuore - laboratorio sull'amicizia per la scuola primaria

Un cerchio per pensare insieme

Il laboratorio si apre con una disposizione circolare dei posti. È un dettaglio semplice, ma fondamentale: il cerchio elimina le gerarchie spaziali e comunica fin da subito che qui tutti sono sullo stesso piano, ognuno con la propria voce e la propria esperienza.

Per iniziare, consegno a ciascun bambino una scheda tratta dal libro Creature Variopinte di Mirella Napodano. È una sorta di carta d’identità personale, che alterna domande immediate (“Qual è il tuo colore preferito?”, “Se fossi un animale, quale saresti?”) ad altre che richiedono introspezione (“Quale consiglio daresti a chi non ti conosce?”, “Qual è il tuo pregio e il tuo difetto?”, “Qual è la cosa che più ti fa arrabbiare e quella che ti rende più felice?”).

Questo primo momento ha una duplice funzione: incoraggia l’auto-riflessione e apre la strada al dialogo. All’inizio, molti bambini tendono a compilare in fretta o a chiedere suggerimenti al compagno di banco. È allora che ricordo loro che qui non si corre per arrivare primi: conta la qualità del pensiero, non la velocità. E soprattutto, non esistono risposte giuste o sbagliate quando si parla di sé.

La condivisione delle risposte avviene in modo libero: ognuno decide cosa raccontare e cosa tenere per sé. Questo rispetto della privacy crea fiducia, e anche i bambini più timidi trovano il coraggio di esprimersi. Spesso sono proprio i compagni a rivelare qualità che l’altro non aveva mai riconosciuto in sé. È un momento prezioso, in cui si sperimenta il potere dello sguardo dell’altro come specchio che aiuta a conoscersi meglio.

Dare un nome alle emozioni

L’amicizia non è fatta solo di affetto e momenti felici: porta con sé anche conflitti, incomprensioni, delusioni. Per affrontare questi aspetti, è necessario possedere un vocabolario emotivo ricco e preciso.

A questo scopo, propongo una seconda scheda, che elenca diverse sfumature di cinque emozioni di base — felicità, rabbia, paura, sorpresa e disgusto — con intensità differenti. L’obiettivo è imparare a nominare con esattezza ciò che si prova: non solo “felice” ma “euforico” o “soddisfatto”; non solo “arrabbiato” ma “irritato” o “furioso”.

Invito i bambini a fermarsi un istante e a chiedersi: Come mi sento in questo momento? È un esercizio breve, ma potente, che li abitua a sintonizzarsi sul proprio stato interiore.

Da qui, il dialogo si amplia attraverso domande filosofiche aperte:

  • Cosa dovrebbe fare un amico per rendermi felice?
  • Quali emozioni provo quando sono con un amico?
  • Cosa mi piace di più e di meno del mio amico?

Le risposte riflettono la spontaneità dell’età e la profondità che emerge quando si offre il giusto spazio: “giocare con me, non mentire, non ignorarmi”, “mi fa ridere, mi ascolta, ma a volte si arrabbia troppo”. Raccontare anche i momenti di delusione o rabbia, senza timore di giudizio, aiuta a trasformare i conflitti in occasioni di comprensione reciproca.

La filosofia come pratica relazionale

In un contesto educativo, la filosofia è soprattutto un esercizio di relazione. Non serve a fornire verità pronte, ma ad allenare uno sguardo critico e aperto sul mondo e sugli altri.

Nel laboratorio, questo si traduce in regole implicite ma chiare: ascoltare senza interrompere, riformulare ciò che l’altro ha detto per assicurarsi di averlo compreso, accettare che possano esistere più punti di vista sulla stessa esperienza.

I bambini imparano così che un dialogo non è una gara di opinioni, ma una costruzione collettiva di significati. Imparano che le parole hanno un peso, che scegliere il termine giusto per un’emozione è un atto di rispetto verso se stessi e verso chi ascolta.

Risultati e ricadute educative

Al termine del percorso, i benefici sono tangibili:

  • Consapevolezza di sé: i bambini sanno descrivere meglio i propri stati d’animo e riconoscere le proprie caratteristiche.
  • Vocabolario emotivo arricchito: possedere più parole per esprimere ciò che si prova significa poter comunicare con maggiore chiarezza.
  • Riconoscimento reciproco: il gruppo-classe diventa più coeso, grazie a momenti di condivisione autentica.
  • Capacità di ascolto e dialogo: l’esercizio filosofico favorisce l’attenzione verso l’altro e la pazienza di attendere il proprio turno di parola.

Il Laboratorio sull’amicizia non si esaurisce nelle ore passate insieme: lascia tracce nella vita quotidiana della classe. Un bambino che impara a dire “mi sono sentito escluso” invece di reagire con rabbia sta già costruendo relazioni più mature e consapevoli.

In un tempo in cui la scuola è spesso pressata da programmi e verifiche, trovare spazi per questo tipo di esperienza significa investire nel benessere e nello sviluppo umano dei bambini. Crescere non è solo accumulare conoscenze, ma imparare a pensare con la propria testa, a sentire con il proprio cuore e a vivere bene con gli altri.

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