Pubblicato il: 5 Novembre 2014 | Ultima modifica: 15 Agosto 2025
Questa mattina, al laboratorio di discussione filosofica del Centro di Salute Mentale di Trento, ho iniziato leggendo alcune righe tratte da Bisogno di libertà di Björn Larsson:
“…ci ha detto che nostro padre era morto… ha aggiunto che potevamo piangere. Cosa significassero esattamente quelle parole, ‘potete piangere’, non lo saprò mai… quel che ricordo con abbacinante chiarezza, come fosse ieri, è che cercavo di piangere senza riuscirci. E con altrettanta chiarezza ricordo quel che pensavo: che dovevo piangere, era quello che ci si aspettava da me. Dovevo piangere perché dovevo essere triste.”
L’argomento scelto è la libertà. Ci sentiamo davvero liberi di emozionarci? Le parole di quel bambino, che non riesce a provare i sentimenti che tutti si aspettano da lui, toccano nel profondo molti dei partecipanti.

I “devo” che soffocano
Gabriella ricorda subito come sia cresciuta tra continui “devi fare così, devi essere in questo modo”, riconoscendo di aver sempre concesso agli altri la libertà di essere se stessi, senza mai concederla a sé.
Tutti, in fondo, abbiamo vissuto momenti in cui ci sentiamo quasi a disagio perché non reagiamo come gli altri si aspettano, e il senso di colpa si insinua: “Se non provo quello che dovrei, vuol dire che c’è qualcosa che non va in me.”
Marco interviene con una frase semplice che fa annuire molti: “Ognuno soffre a modo proprio.”
Angela, però, fa notare: “Stiamo parlando di obblighi e aspettative. Che c’entra questo con la libertà?”
Forse, per capire davvero un concetto, bisogna imparare a guardarlo attraverso il suo contrario. Come ricorda Eraclito:
“Ciò che si oppone converge, e dai discordanti bellissima armonia.”
Una libertà fatta di limiti
Ancora Larsson ci accompagna:
“Per essere liberi bisogna avere fantasia, ma una fantasia radicata nella realtà. Bisogna sapersi immaginare altri modi di vivere, di pensare, di sentire. Non basta sperare. La speranza può dare coraggio, il che non è poco, ma non è perché lo si spera, che si sarà liberi.”
Pietro prende la parola: “Posto che la libertà assoluta non esiste, io penso che possiamo cercarla nelle piccole cose quotidiane. Questo significa che la libertà ha a che fare con i limiti della nostra vita. Per esempio, il dolore a una gamba, che mi fa camminare male e piano, non mi fa sentire meno libero. Accetto questa limitazione e vado avanti.”
La libertà più autentica sembra essere proprio questa: una libertà che non ignora i limiti, ma li integra nella vita senza lasciarsi schiacciare. Una libertà che si manifesta quando riusciamo a restare noi stessi, giorno dopo giorno, nonostante gli ostacoli che inevitabilmente incontriamo.




