Pubblicato il: 15 Dicembre 2023 | Ultima modifica: 1 Agosto 2025
Nel turbolento periodo dell’adolescenza la rabbia può manifestarsi in forme diverse: può restare inespressa, esplodere in comportamenti aggressivi oppure sfociare in dinamiche di prevaricazione. Non è raro che le relazioni tra pari diventino teatro di tensioni, esclusioni e atti di bullismo, con gravi conseguenze sul benessere psicologico di chi ne è vittima.
Il bullismo è un comportamento intenzionale, ripetuto nel tempo, che colpisce ragazzi percepiti come più deboli — fisicamente, socialmente o emotivamente. A differenza dei normali conflitti tra coetanei, qui lo squilibrio di potere è marcato e persistente. Gli adolescenti che subiscono atti di bullismo spesso provano ansia, isolamento e perdita di autostima, e gli effetti di queste esperienze possono estendersi ben oltre gli anni scolastici.
Ciò che ferisce di più, per molti, non è solo l’aggressione di pochi, ma l’indifferenza del gruppo. I compagni che assistono senza intervenire, pur riconoscendo l’ingiustizia, raramente prendono una posizione netta. Eppure, proprio il comportamento di chi osserva può determinare se il bullismo continuerà o troverà finalmente un limite.

La rabbia nell’adolescenza
Negli adolescenti la rabbia è un’emozione diffusissima e può derivare dal fatto che il loro ruolo nel processo decisionale non è riconosciuto appieno e il senso del valore del proprio sé non è ancora stabile.
Il desiderio di autonomia si affaccia per la prima volta e l’adolescente prova nuove sensazioni verso i genitori e gli adulti in generale che derivano dall’impossibilità di essere padroni delle proprie scelte nel momento in cui ci si sente via via più sicuri di sé.
Una delle principali caratteristiche della rabbia è che si scatena quando si attribuisce la causa di un proprio disagio ad altri: è per queste ragioni che un adolescente è più soggetto ad arrabbiarsi di un adulto, rifiuta di assumersi la responsabilità di quello che ha fatto e la scarica sugli altri.
Anche nel bullismo è possibile ritrovare un’emozione come la rabbia che può riguardare coloro che sono coinvolti nella relazione conflittuale: il bullo ad esempio è una persona facile alla collera ed è convinto della necessità di reagire a gesti degli altri che percepisce sempre come un’offesa.
Chi compie atti di bullismo ha l’abitudine alla violenza e a non rispettare le regole, crede che la furbizia e l’imposizione della propria forza siano sempre vincenti sul rispetto degli altri e sull’onestà.
Con il tempo ci si abitua al ricorso alla violenza e a mettere a tacere la propria empatia di fronte al dolore degli altri.
Anche la vittima accumula rabbia, quello stesso stato d’animo che abbiamo visto essere alla base dell’azione dei bulli e non è raro che un bullo sia stato precedentemente una vittima a sua volta e che sfoghi la rabbia accanendosi su altri.
Cosa può offrire la filosofia di fronte alla rabbia in adolescenza?
Gli studenti attraversano l’adolescenza portando con sé domande profonde, inquietudini e fragilità comuni a tutti gli esseri umani. In questo periodo delicato, la filosofia può diventare uno strumento educativo prezioso: non offre risposte preconfezionate, ma stimola una consapevolezza più lucida di sé e delle proprie emozioni, inclusa la rabbia.
Proporre la filosofia a scuola, attraverso un approccio maieutico, significa accompagnare i ragazzi in un percorso di esplorazione interiore. Significa aiutarli a riconoscere le proprie contraddizioni, a riflettere sui significati delle parole che usano ogni giorno, e a dare voce a emozioni spesso confuse o represse.
Il laboratorio filosofico: Camminare, correre, volare
Un ottimo punto di partenza per affrontare in classe il tema del bullismo e della rabbia adolescenziale è il libro Camminare, correre, volare di Sabrina Rondinelli. Con una scrittura accessibile e intensa, l’autrice racconta una storia di bullismo tra ragazze, dando voce alle emozioni di chi subisce, di chi agisce e di chi osserva.
Non doveva succedere. Non voleva che succedesse. Asja vorrebbe svegliarsi e scoprire che è stato solo un incubo. Guarda fuori dalla finestra. La neve si è trasformata in ghiaccio scivoloso, viscido, traditore. Non voleva arrivare a tanto. Vorrebbe gridarlo, ma la voce rimane sepolta nel petto.
Sono uscite da scuola, Maria indossava quello stupido cappello fatto a mano da sua madre, di quello stupido colore. Lei gliel’ha strappato dalla testa, così per gioco, voleva soltanto divertirsi un po’.
La protagonista, Asja, ha quattordici anni, un atteggiamento spavaldo e uno sguardo inquieto. È cresciuta in un contesto familiare difficile e guida un gruppo di coetanee che si accanisce su Maria, una compagna timida, studiosa e solitaria.
Per costruire un laboratorio efficace, si possono selezionare alcuni passaggi del romanzo da leggere in classe e da cui partire per:
- Identificare dove e quando avvengono episodi di bullismo, distinguendoli da semplici litigi;
- Analizzare le frasi che esprimono emozioni come disprezzo, vergogna, dolore;
- Riflettere sul ruolo degli spettatori e sul significato della parola connivenza;
- Comprendere la complessità delle relazioni tra pari durante l’adolescenza.
Dalla lettura può nascere un dialogo filosofico, orientato a esplorare concetti come rispetto, responsabilità, potere. Il metodo socratico, basato su domande aperte e confronto tra pari, permette ai ragazzi di costruire una definizione condivisa e ragionata di questi termini, sviluppando così pensiero critico e competenze sociali.
Una proposta concreta: la gestione della rabbia in classe
Per affrontare il tema della rabbia in adolescenza e offrire strategie di autoregolazione emotiva, è possibile costruire con la classe un decalogo della calma. Si tratta di raccogliere insieme suggerimenti da seguire nei momenti di rabbia, scrivendoli su un cartellone visibile in aula:
- Fermati e rifletti.
- Spiega con calma ciò che provi.
- Sfogati con il corpo: cammina, corri, fai movimento.
- Pensa prima di parlare.
- Cerca alternative possibili.
- Usa il messaggio io per esprimere i tuoi bisogni.
- Prova a usare l’umorismo per sdrammatizzare.
- Non vergognarti di chiedere aiuto.
Accanto al cartellone si può posizionare una scatola della rabbia: uno spazio simbolico dove ciascuno può lasciare un biglietto con pensieri o emozioni che rischiano di trasformarsi in comportamenti impulsivi o aggressivi.
Questo tipo di attività, se accompagnato da una riflessione filosofica, aiuta i ragazzi a nominare ciò che provano, ad ascoltarsi senza giudizio e ad avviare un percorso di maturazione emotiva. Un passo essenziale per crescere e costruire relazioni più sane con sé e con gli altri.




