“Ripensare la scuola con la filosofia” di S. Grandone – Recensione

 

Pubblicato il: 14 Maggio 2026 | Ultima modifica: 15 Maggio 2026


Salvatore Grandone in Ripensare la scuola con la filosofia affronta una domanda che oggi sembra attraversare in modo sempre più evidente il mondo dell’istruzione: che cosa significa davvero educare?
Non si tratta soltanto di discutere programmi scolastici, riforme o metodi didattici. Il libro prova piuttosto a interrogare il senso profondo della scuola contemporanea e il ruolo che la filosofia può ancora avere all’interno di essa.

La riflessione di Grandone acquista particolare forza nel contesto attuale, segnato dalle recenti polemiche sulle nuove Indicazioni ministeriali per l’insegnamento della filosofia nei licei. Il dibattito nato intorno al ridimensionamento di autori come Marx e Spinoza ha mostrato quanto la questione non riguardi semplicemente quali filosofi studiare, ma quale idea di formazione vogliamo trasmettere alle nuove generazioni.
Quali strumenti critici riteniamo necessari? Che tipo di cittadini desideriamo formare?

Titolo: Ripensare la scuola con la filosofia
Autore: Salvatore Grandone
Editore: Tab edizioni
Anno: 2026
Pagine: 290

“Abbiamo bisogno di una scuola che metta al centro il benessere dei giovani, la loro crescita personale, il loro sé. Abbiamo bisogno di una scuola dove l’introspezione sia fondamentale, dove la comprensione del mondo interiore, delle proprie e delle altrui emozioni sia il fulcro dell’attività didattica.”

Secondo Grandone la scuola italiana vive oggi una crisi che è prima di tutto una crisi di senso. Da una parte sopravvive ancora il modello tradizionale della scuola nozionistica, fondato sulla trasmissione verticale del sapere e sull’accumulo di contenuti. Dall’altra si è progressivamente imposto il paradigma delle competenze, dominato da parole come flessibilità, resilienza e adattabilità. Termini che sembrano neutri e positivi, ma che spesso finiscono per riflettere le esigenze del mercato del lavoro più che quelle della formazione umana.

In entrambi i casi, sostiene l’autore, si rischia di perdere qualcosa di essenziale: la capacità della scuola di formare persone capaci di pensiero critico ed è proprio qui che la filosofia torna a essere centrale.

Uno degli aspetti più interessanti del libro è infatti il recupero di un’idea antica del filosofare. La filosofia non viene presentata come semplice disciplina teorica o successione di autori da memorizzare, ma come pratica, esercizio, trasformazione di sé. Grandone insiste più volte sull’idea della filosofia come askesis: un lavoro su di sé che coinvolge il modo di vivere, di guardare il mondo, di relazionarsi agli altri.

In questo percorso assume un ruolo importante Henri Bergson, filosofo francese che prima di diventare uno dei grandi pensatori del Novecento fu insegnante nei licei.
Grandone recupera soprattutto tre concetti presenti nei suoi scritti pedagogici: gentilezza, buon senso e intelligenza.
La gentilezza non è semplice educazione formale, ma capacità di stare nella relazione educativa in modo autentico. Il buon senso è la possibilità di collegare il sapere alla vita concreta. L’intelligenza, infine, non coincide con la performance o con la rapidità, ma con l’attenzione, lo sforzo e la profondità del pensiero.

Il merito del libro sta nel proporre una riflessione ampia senza cadere nella nostalgia o nella retorica del declino.
Grandone non idealizza il passato e non offre soluzioni immediate, ma invita a mettere in discussione alcuni presupposti che oggi sembrano indiscutibili: l’ossessione per la valutazione, la trasformazione della scuola in spazio produttivo, la riduzione dell’educazione a semplice preparazione al lavoro.

Abbiamo bisogno di uomini e donne gentili, intelligenti, di buon senso; uomini e donne che sappiano comprendere e resistere alle spinte centrifughe di una società che li vuole dispersi, di-vertiti, superficiali, degli ologrammi social, degli avatar di sé stessi.

Con Ripensare la scuola con la filosofia Grandone ricorda che educare significa anche creare le condizioni perché qualcuno impari a pensare, a costruire senso, a comprendere criticamente il proprio tempo ed è forse proprio questa la funzione più radicale della filosofia.

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