Pubblicato il: 21 Agosto 2015 | Ultima modifica: 15 Agosto 2025
Lo spunto per il tema del laboratorio settimanale di discussione filosofica al centro di salute mentale nasce da un articolo pubblicato su La Repubblica il 9 agosto 2015. In quell’occasione, Maurizio Ferraris raccontava dell’iniziativa dell’Università di Harvard: un seminario intitolato “Come vivere saggiamente”, pensato per aiutare gli studenti a diventare saggi.
Ma cos’è davvero la saggezza? Si può insegnare come si insegna la matematica? È un sapere teorico o, piuttosto, un’esperienza di vita?
Con queste domande abbiamo aperto il dialogo, tornando brevemente al pensiero dei filosofi greci, che su questo tema hanno riflettuto a lungo.

La saggezza secondo gli antichi Greci
Socrate, proclamato dalla Pizia “l’uomo più saggio del mondo”, vedeva la saggezza nel sapere di non sapere: un atteggiamento di apertura e umiltà.
In generale, i filosofi greci intendevano la saggezza come un sapere pratico, capace di distinguere ciò che è bene da ciò che è male.
Platone la definisce “scienza che sa attuare buone scelte” (Repubblica), mentre Aristotele la descrive come “una disposizione vera, accompagnata da ragionamento, che dirige l’agire e concerne le cose che per l’uomo sono buone e cattive” (Etica Nicomachea).
Epicuro, infine, ne sottolinea il legame con la felicità: “La saggezza è il massimo bene ed il principio di tutte queste cose… Insegna che non ci può essere vita felice se non è anche saggia, bella e giusta; e non v’è vita saggia, bella e giusta che non sia anche felice” (Lettera a Meneceo).
Il dialogo con i pazienti
Sin dalle prime battute è emersa una difficoltà: distinguere il bene dal male nella propria vita non è affatto semplice. Ciò che oggi sembra buono, domani può apparire sbagliato. Molti hanno fatto l’esempio del divorzio: quando ci si sposa si è convinti di aver scelto la persona giusta, ma col tempo ci si accorge che non era così. Quello che un tempo sembrava bene, ora non lo è più.
Da queste riflessioni è nata un’idea condivisa: la saggezza è la capacità di accettare il cambiamento, la mutevolezza della vita. Tutto scorre, come diceva Eraclito, e noi stessi cambiamo con esso.
Il confronto ha poi messo in luce un altro aspetto: la saggezza richiede equilibrio tra ragione ed emozioni. Le buone scelte nascono da una mediazione continua tra questi due poli — cosa tutt’altro che semplice! L’esperienza, il dolore e la gioia ci aiutano a capire quali scelte sono davvero “buone” per noi, che a volte seguono la ragione, altre volte il cuore. Continuare a scegliere è ciò che ci mantiene vivi.
Un volto alla saggezza
Per chiudere l’incontro, ho chiesto a ciascuno di pensare a una persona saggia. Sono emersi nomi illustri — Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela — ma anche figure più vicine: un padre, un amico capace di dare le parole giuste al momento giusto, o Bruno, che dopo un lungo periodo di sofferenza oggi frequenta il centro di salute mentale per testimoniare che dalla malattia mentale si può guarire.
Lo stesso Bruno, protagonista dell’intervista doppia Uno sguardo sulla salute mentale, durante il laboratorio ha detto:
“Ogni volta che inizio l’incontro di filosofia entro con un’idea che credevo certa e immutabile, ed esco invece che è sottosopra!”.
Ecco, in fondo, il cuore della pratica filosofica: imparare a rimettere in discussione le proprie certezze.




