Pubblicato il: 17 Ottobre 2014 | Ultima modifica: 15 Agosto 2025
Al centro diurno ci siamo lasciati guidare da una parola che tutti conoscono ma che ciascuno vive in modo diverso: solitudine. Un termine ambivalente, che può far paura o portare serenità, a seconda di come lo intendiamo e di come lo viviamo.

La solitudine come isolamento
Nella sua accezione più dura, la solitudine diventa isolamento: una sensazione di vuoto che cancella ogni significato, spegne la speranza e interrompe il dialogo con il mondo.
Giovanni racconta:
“Per la mia esperienza la solitudine è solo negativa. Mi ricorda quando restavo ore e ore sul divano a fissare il soffitto, senza voler vedere nessuno. Provavo un senso di angoscia terrificante. Io non riesco a stare da solo per molto tempo, ho bisogno della gente: più persone ci sono, meglio sto. L’ideale per me sarebbe vivere nel centro di una grande metropoli!”
Angela si riconosce nelle sue parole:
“Anch’io ho commesso degli errori perché ero sola con me stessa, ma io non mi conosco… è come stare chiusa con un’estranea. Ho paura di rimanere sola perché non so chi sono!”
La solitudine come scelta
Ma la solitudine può avere anche un altro volto: quello di chi decide di ritirarsi, anche solo per un po’, per ascoltare se stesso e ritrovare forza.
Elvira spiega:
“Io ricerco momenti di solitudine, mi servono per riflettere su quello che faccio, sulla mia vita e sulle mie relazioni. Sono sola, ma non mi sento sola.”
Claudio ha imparato ad accettarla:
“Per cause di forza maggiore sono rimasto da solo. Non potendo cambiare questa condizione, mi sono adattato e sto bene.”
Greta racconta un cambiamento:
“Quando stavo male avevo paura della solitudine, adesso invece che sto meglio cerco spazi per dedicarmi a me stessa.”
Uno spazio di libertà
Dalle parole di tutti emerge una differenza netta tra una solitudine che diventa malattia e una solitudine che diventa occasione di riconciliazione con se stessi. Uno spazio libero, dove fare ciò che si ama senza paura di essere giudicati.
Giovanna ricorda:
“Da giovane sono andata per la prima volta in vacanza da sola, senza genitori e senza amici. Non avevo né telefono né cellulare… quei giorni per me sono stati libertà e autonomia.”
Ginevra aggiunge:
“Io passo più tempo da sola che in compagnia e sto bene. Anche nei momenti difficili non mi sento mai davvero sola, perché sono in compagnia della mia storia, delle persone che ho conosciuto, degli insegnamenti che ho ricevuto. Sono in compagnia di me stessa.”
La solitudine come stato dell’anima
La solitudine appare così come un’esperienza interiore, capace di aiutarci a riconoscere i valori autentici della nostra vita. Non un vuoto da temere, ma uno stato dell’anima che ci connette con la nostra parte più intima — quella che solo noi possiamo conoscere davvero.




