Il tempo: trappola o opportunità? Riflessioni dal caffè filosofico

 

Pubblicato il: 14 Maggio 2014 | Ultima modifica: 18 Agosto 2025


Non sono più quella di ieri,
non so come sarò domani.
Ma posso dirti come sono oggi,
con i miei ieri.

Alda Merini

Il caffè filosofico che si tiene ogni mese al bar “Dolce & Caffè” all’interno del centro di salute mentale è ormai diventato un appuntamento atteso, un piccolo rito che accoglie chi ha voglia di confrontarsi davanti a una tazza fumante. C’è chi partecipa sempre, chi passa per caso e si ferma ad ascoltare: il tempo del dialogo sembra sempre scorrere più in fretta di quello dell’orologio.

Questa volta abbiamo parlato proprio di tempo. Non del tempo meteorologico, ma di quello che scandisce le nostre vite, che ci sfugge tra le mani e che, come ricordava Agostino nelle Confessioni, è difficile perfino definire:
“Che cos’è dunque il tempo? Quando nessuno me lo chiede, lo so; ma se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarlo, non lo so.”

La discussione è partita dalla lettura di un racconto di Bruno Tognolini, che affronta con ironia e leggerezza il tema dell’ora della morte e dell’unicità del nostro tempo. Da lì ci siamo chiesti: quanti tipi di tempo esistono davvero?

  • Il tempo lineare: quello che scorre inesorabile, misurato da secondi, minuti e ore.
  • Il tempo ciclico: il ritmo della natura, il ritorno costante delle stagioni.
  • Il tempo progettuale: lo slancio verso il futuro, quando costruiamo piani e sogni che danno senso alla nostra vita.
  • Il tempo personale: quello che ciascuno vive in modo unico, scandito dai propri ricordi, emozioni e aspettative.

Il dialogo si è fatto subito intimo e concreto:

  • Emma: “Dipende dallo stato d’animo. Quando sei impegnato, le giornate volano; quando non hai nulla da fare, le ore non passano mai.”
  • Giulio: “Adesso sto così bene che il passato non mi interessa più. Il futuro è ignoto, quindi cerco di vivere l’attimo.”
  • Lella: “Il segreto è dare un senso al tempo, fare qualcosa che esprima chi sei davvero.”
  • Michela: “Per me il presente è fare i conti con il passato che riaffiora sempre.”

Le parole che sono emerse hanno dato corpo alle tre dimensioni del tempo:

  • Il passato: memoria, nostalgia, rimorso, rimpianto.
  • Il futuro: attesa, progetto, speranza, desiderio, paura.
  • Il presente: possibilità, scelta, resa dei conti.

Abbiamo scoperto che il modo in cui percepiamo il tempo è profondamente personale: cambia con le esperienze vissute, con gli affetti che ci hanno accompagnato, con le ferite e con le conquiste che hanno lasciato il segno.

A chiusura dell’incontro ci siamo lasciati con una domanda che rimane sospesa, proprio come il tempo che ci sfugge ma che ci plasma:
il tempo è una trappola che ci imprigiona o un’opportunità che ci invita a vivere?

Come scriveva Jorge Luis Borges:

“Il tempo è la sostanza di cui sono fatto.
Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume;
è una tigre che mi divora, ma io sono la tigre;
è un fuoco che mi consuma, ma io sono il fuoco.

Forse la risposta non sta nello scegliere tra trappola e opportunità, ma nel riconoscere che il tempo siamo noi: con i nostri ieri, i nostri oggi e i nostri domani ancora da immaginare.

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