Pubblicato il: 7 Gennaio 2016 | Ultima modifica: 14 Agosto 2025
Siamo arrivati all’ultima lettera del nuovo alfabeto della salute mentale, nato dalla collaborazione tra Officina Filosofica e il Servizio di Salute Mentale di Trento. Questa volta, la scelta è caduta su due parole simboliche: zaino e zattera. Scopriamo insieme perché.
Nel nostro zaino, ciascuno di noi porta con sé un bagaglio di esperienze che ha vissuto, momenti che hanno lasciato un segno profondo e insegnato qualcosa lungo il cammino della vita. Ma, quasi senza accorgercene, spesso lo carichiamo anche di pesi inutili: preoccupazioni, rimpianti, fatiche che non ci servono più e che, invece, finiscono per schiacciarci.
Nel video, Carlo esprime il desiderio di riuscire a svuotare questo zaino da tutto ciò che appesantisce, per riempirlo invece dell’affetto di persone sincere che ti stimano e ti vogliono bene. È un’immagine forte, che parla di liberazione e di cura di sé attraverso le relazioni autentiche.
Dall’altra parte, incontriamo la parola zattera, scelta da Nicoletta Vettore, infermiera e coordinatrice del Centro Diurno. La zattera è uno strumento di salvataggio: ti sostiene quando le acque si fanno tempestose e ti permette di non affondare. Ma è anche qualcosa che, prima o poi, devi lasciar andare per poter riprendere il tuo viaggio, imparando a navigare in autonomia.
Questa zattera, spesso fatta di pezzi di relitti e di ciò che resta dopo una tempesta, rappresenta le esperienze e il supporto delle persone che hanno vissuto dolori simili ai tuoi. È un aiuto prezioso, un appiglio temporaneo che ti permette di restare a galla quando ne hai bisogno, a patto però che tu scelga di aggrapparti a essa con fiducia.
Questo percorso – tra zaino e zattera – ci ricorda che la salute mentale è un viaggio fatto di pesi da alleggerire e di supporti da accogliere e poi, quando possibile, lasciar andare.
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